{"id":58,"date":"2000-07-16T00:00:53","date_gmt":"2000-07-16T00:00:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luca-casagrande.com\/?p=58"},"modified":"2016-06-03T03:05:12","modified_gmt":"2016-06-03T01:05:12","slug":"tradizione-romantica-italiana-gaetano-donizetti-valzer-e-canzoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/tradizione-romantica-italiana-gaetano-donizetti-valzer-e-canzoni\/","title":{"rendered":"La grande tradizione romantica italiana. Gaetano Donizetti. Valzer e Canzoni"},"content":{"rendered":"<p>di Ilaria Daolio.<\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il nuovo lavoro discografico, di cui il baritono Luca Casagrande \u00e8 ideatore, produttore e interprete, siamo in pieno clima romantico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su Gaetano Donizetti (Bergamo 1797- ivi 1848) si \u00e8 detto e scritto moltissimo. Non \u00e8 certo il caso di ricordare, qui, quale sia la statura artistica di uno dei principali artefici e protagonisti della grande stagione romantica italiana ed europea. E\u2019 vero che molte sono state e sono le controversie sul \u201cvalore\u201d di una carriera dagli inizi incerti e difficili e dai trionfi degli anni seguenti al 1830: ancor oggi siamo costretti a sorbirci il critico di turno, per il quale Donizetti \u00e8 solo un \u201cminore\u201d. Noi sosteniamo non solo che egli, Donizetti, non lo sia affatto \u2013 e mettiamo apertamente in dubbio il grado di sensibilit\u00e0 estetica e d\u2019intelligenza \u201ctout court\u201d di chi afferma assurdit\u00e0 di tal genere \u2013 ma siamo convinti che, per quanto se ne sia scritto e parlato, se ne discuta, lo si sia commemorato nel duecentesimo anniversario della nascita e nel centocinquantesimo della morte, di Donizetti non si sappia ancora a sufficienza. Quanti tra noi hanno potuto assistere in teatro a opere quali \u201cTorquato Tasso\u201d o \u201cMaria de Rudenz\u201d? Quanto spesso appaiono in cartellone nei teatri italiani, con direttori ed interpreti adeguati, e in edizione integrale, capolavori come \u201cAnna Bolena\u201d o \u201cLucia di Lammermoor\u201d, che tutto sono, tranne che opere sconosciute, o \u201cMaria di Rohan\u201d, ultima fatica del bergamasco, che apre le porte a novit\u00e0 sostanziali nella concezione del melodramma romantico italiano e anticipa istanze, che saranno poi di Verdi? Quanti di noi conoscono la musica strumentale di Donizetti, quanti gli \u201cInni\u201d e le \u201cCantate\u201d, quanti le sue quasi trecento arie da camera? E quanti sanno per quale cantante, o per quale teatro e per quale pubblico Donizetti compose, di volta in volta? Qual\u2019 era il suo rapporto con i librettisti dei suoi lavori teatrali e chi erano questi autori, che tanto contribuirono al formarsi di un gusto? Cosa ci dicono i nomi di Giorgio Ronconi, Paul Barroilhet, Domenico Cosselli, Fanny Tacchinardi-Persiani, Tadolini, Frezzolini, Ronzi-de Begnis, Nozzari, Tamburini\u2026 A noi che \u00e8 gi\u00e0 un miracolo, se ricordiamo vagamente i nomi della Pasta, della Grisi e della Malibran \u2026 ? In definitiva, chi era Donizetti e qual\u2019 era il clima storico, culturale e musicale, in cui si mosse per pi\u00f9 di trent\u2019anni uno dei grandi musicisti romantici italiani? Temiamo che eventuali risposte a queste domande, che dovrebbero essere retoriche, ma che, drammaticamente, non lo sono affatto, potrebbero essere sconfortanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ha, dunque, fatto bene Casagrande a incentrare proprio su Gaetano Donizetti quest\u2019ultima sua fatica discografica, preceduta da un breve ciclo di concerti, uno solo dei quali in Italia, dedicati per l\u2019appunto al bergamasco. Ha fatto bene, perch\u00e9 ha proposto, quattro bei valzer per pianoforte solo (ci risulta ne esista una sola altra incisione, pubblicata da una casa discografica di Treviso, che abbiamo gi\u00e0 nominato) che si giovano del pianismo raffinato, intelligente ed elegante della giovane Jessica Nardon. Questa pianista, che, al solito, in un\u2019et\u00e0 di rumorosi strimpellatori, ha incontrato le sue belle difficolt\u00e0 &#8211; insegnanti incapaci o mediocri, troppo occupati dalla loro carriera, cos\u00ec bisognosa del sostegno finanziario del contribuente, per potersi occupare dell\u2019educazione di un talento autentico, per potersi anche solo accorgere della sua esistenza. Anche qui eviteremo di fare nomi, tanto gli acquirenti del CD se li ritroveranno nel libretto &#8211; sa distillare i suoni goccia a goccia, sa dosare i colori, \u00e8 in possesso di un\u2019 infallibile sensibilit\u00e0 stilistica. E, come molti grandi, se ne sta un po\u2019 troppo defilata. Male, perch\u00e9 questa pianista darebbe del filo da torcere alla maggioranza dei suoi colleghi. Deve solo superare un certo grado di durezza che avvertiamo in certi passaggi, nei valzer, e che non sappiamo se attribuire alla presa sonora o al tocco dell&#8217;artista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai valzer seguono sei arie per canto e pianoforte, non a torto raggruppate sotto il titolo \u201cCanzoni d\u2019amore\u201d. E, appunto, come ottocentesche canzoni \u201cda salon\u201d sono interpretate. Casagrande effettua un\u2019operazione, a suo modo, audace: partendo dal cosiddetto \u201cspirito da salotto\u201d (di cui, peraltro, non tutti i cantanti sono in possesso), riesce ad immettere nel \u201cdivertissement\u201d un che di inquieto e inquietante, che attiene strettamente alla sua natura di interprete tragico e un autentico accento di nobilt\u00e0, derivante dalla sua natura di interprete aulico. Riesce ad essere, quindi, autenticamente romantico e, allo stesso tempo, a conferire senso e significato attuali a queste sei brevi composizioni vocali da camera. Precisissimo nel rispettare lo stile, impegnato in un continuo dialogo con il pianoforte, acuto nel leggere tra le righe, il fatto che la sua voce, considerata in s\u00e9, piaccia o no, ci \u00e8 del tutto indifferente, dal momento che il punto non \u00e8 esattamente questo. Il punto \u00e8 che Casagrande non ha mai intenzioni interpretative eccessive, che non si vuole mai impadronire della linea vocale, ma la accarezza, e proprio in questo consistono l\u2019aristocraticit\u00e0 e la modernit\u00e0 del suo canto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I tre \u201cbis\u201d operistici, tratti da concerti tedeschi, e che concludono la registrazione, ci mettono difronte a brani difficili ed estremamente interessanti. Destinate a Giorgio Ronconi (Milano 1810-Madrid 1890) &#8211; baritono ottocentesco celeberrimo, all\u2019epoca, di voce tenoreggiante, mai giudicata bella dai contemporanei, ma sempre di inarrivabile efficacia sul piano drammatico. Il baritono preferito da Giuseppe Verdi, che lo pot\u00e9 avere solo raramente come interprete delle sue prime, ma al quale s&#8217;ispir\u00f2 per molti dei suoi personaggi baritonali &#8211; la \u201cGrande scena ed aria\u201d dal terzo atto del \u201cTorquato Tasso\u201d, \u201cQual son\u2026?\u2026Perch\u00e9 dell\u2019aure in sen\u201d, la bellissima romanza di Corrado Waldorf, \u201cAh, non avea pi\u00f9 lagrime\u201d, dal primo atto di \u201cMaria de Rudenz\u201d e la tragica scena del Duca di Chevreuse, \u201cSon cifre di Riccardo\u2026\u201d, seguita dalla patetica aria \u201cBella e di sol vestita\u201d, dal terzo atto di \u201cMaria di Rohan\u201d esigono la capacit\u00e0 di cantare in maniera tesa, tagliente ed incisiva, ma anche soave, e la tecnica atta a sostenere una tessitura acutissima, praticamente tenorile. Anche in questi casi la bellezza della voce si identifica totalmente e inevitabilmente con la resa drammatica, le qualit\u00e0 coloristiche e dinamiche. Casagrande ha voluto proporre, qui, con l\u2019alternarsi di una suadente dolcezza ai fremiti nevrotici che percorrono a tratti il suo canto, una vocalit\u00e0 \u201cibrida\u201d, frutto di una lettura molto consapevole delle partiture, di una minuziosa ricerca sul suono, effettuata tenendo conto innanzitutto di ci\u00f2 che si sa della voce di Ronconi, ma anche e soprattutto di ci\u00f2 che da questa voce lo stesso Donizetti esigeva. Nessun baritono, che voglia \u201cfare il baritono\u201d, oggi, riuscirebbe a rendere giustizia ai ruoli scritti per Ronconi. Pensiamo con imbarazzo allo Chevreuse di Ettore Kim (edizioni \u201cNightingale\u201d, 1996, con Edita Gruberova nel ruolo di Maria e Boncompagni sul podio) o all\u2019allestimento veneziano di \u201cMaria di Rohan\u201d, con la Devinu a disimpegnare il ruolo eponimo, e un monocorde, piatto Duca, del cui interprete non ricordiamo il nome, e di quest\u2019operazione di rimozione non ci sentiamo, in tutta onest\u00e0, di fare ammenda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molto accattivante la veste grafica, in rosso scuro a caratteri dorati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In definitiva, un disco indubbiamente tra i migliori di Luca Casagrande, e che ci rivela il baritono impegnato a scoprire nuovi orizzonti anche nell\u2019ambito di un repertorio erroneamente dato per noto.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong><br \/>\nIlaria Prof. Daolio<br \/>\nDocente di Letteratura e Storia del Teatro musicale<br \/>\nIstituto Monteceneri<br \/>\nMilano.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Ilaria Daolio. 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