{"id":54,"date":"2001-10-02T00:00:29","date_gmt":"2001-10-02T00:00:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luca-casagrande.com\/?p=54"},"modified":"2016-06-03T03:05:11","modified_gmt":"2016-06-03T01:05:11","slug":"raffinata-premiere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/raffinata-premiere\/","title":{"rendered":"Raffinata Premiere al salone del Palace di Roncegno"},"content":{"rendered":"<p><strong>Trento, 2 ottobre 2001<\/strong> &#8211; Le avvisaglie della grande querelle tra sostenitori della musica italiana e di quella francese risalgono gi\u00e0 al Seicento e perdurano fino ad oltre la met\u00e0 del Settecento. Da allora, fin troppo si \u00e8 detto e scritto, ma la musica otto-novecentesca d\u2019oltralpe, se facciamo eccezione per qualche melodramma di Meyerbeer, Bizet, Massenet, Saint-Sa\u00ebns, Thomas, D\u00e9libes, e pochi altri, non gode di grandi attenzioni da parte del pubblico italiano. Anche quello specializzato riserva la sua considerazione soprattutto al barocco e a Gluck. Di Hector Berlioz (La-C\u00f4te-Saint-Andr\u00e9, 1803 &#8211; Paris, 1869) si conosce soprattutto la Symphonie fantastique, rappresentata il 5 dicembre 1830, e che \u00e8 la consacrazione della gi\u00e0 solida fama raggiunta dal compositore negli anni immediatamente precedenti, e dar\u00e0 il via ad un\u2019altalena di grossolane incomprensioni e clamorosi successi, che si protrarranno per trent\u2019anni. <strong>Les Nuits d\u2019\u00c9t\u00e9<\/strong>, ciclo di sei <em>m\u00e9lodies<\/em>, composte nel 1832 per voce e pianoforte su testi di Th\u00e9ophile Gautier (1811-1872), pubblicate da A. Catelin, Paris, nel 1841, e riproposte, riviste e orchestrate, nel 1856, sono l\u2019espressione di un\u2019estrema aderenza tra testo e musica, di una melodia delle parole, che non trova paragoni, se non forse in alcuni lieder, ad esse successivi, di Schumann o di Strauss, assumendo cos\u00ec uno straordianario valore anticipatorio. Anche Claude Debussy (Saint-Germain-en-Laye, 1862 &#8211; Paris, 1918), forse l\u2019unico compositore francese la cui opera \u00e8 realmente universale, trova ben pochi interpreti italiani disposti a comprendere e affrontare uno dei valori fondamentali della sua musica: il rapporto con la voce e con il testo poetico. Le sei Ariettes oubli\u00e9es, su testi di Paul Verlaine (1844-1896)costituiscono l\u2019inizio di una serie di contatti diretti con il Simbolismo e la poesia di Baudeleaire, Verlaine e Mallarm\u00e9, che condurr\u00e0 Debussy al Pell\u00e9as et M\u00e9lisende, e alle sublimi Trois chansons de Bilitis, su testi poetici di Pierre Lou\u00ffs (1870-1925).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Les Nuits d\u2019\u00c9t\u00e9<\/strong><\/em> di Berlioz,le <strong><em>Ariettes oubli\u00e9es<\/em><\/strong> e le <em><strong>Trois chansons de Bilitis<\/strong><\/em> di Debussy sono state interpretati al Salone dei Concerti del Palace Hotel di Roncegno, il 2 ottobre 2001, dal baritono Luca Casagrande. Musicista di formazione internazionale (Casagrande ha studiato, tra il 1982 e il 1994, a Milano, Bologna, Frankfurt, Berlin, e la sua carriera si svolge da diec&#8217;anni esclusivamente all&#8217;estero) e d&#8217;alto livello (gli studi con il Maestro Alberto Soresina alla Scuola Musicale di Milano, a Frankfurt am Main e Berlin) , il baritono si \u00e8 mostrato particolarmente sensibile alle indubbie difficolt\u00e0 della musica che ha proposto: difficolt\u00e0 di resa, ma anche d&#8217;ascolto e di comprensione da parte dell&#8217;uditorio, e ha compiuto un&#8217;operazione coraggiosamente divulgativa. La pr\u00e8miere al Palace \u00e8 stata in un certo senso una sorta di prova generale, alla presenza d&#8217;un pubblico altamente selezionato, e un po&#8217; compassato. Tuttavia, gi\u00e0 questa prima performance, anche perch\u00e9 non esente da una certa iniziale tensione emotiva, ha dato la misura del grado d&#8217;intensit\u00e0, con cui Casagrande sente il peso culturale del repertorio tardo-romantico e moderno francese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Luca Casagrande ha il pregio di una dizione francese perfezionatasi notevolmente nel corso degli ultimi tempi, fino a raggiungere una compiuta sintesi tra musica, parola ed espressivit\u00e0. La sua voce, estesa, molto calda, corposa e ampia, brunitasi nel tempo, ma capace d&#8217;impressionanti assottigliamenti, smorzature, chiaroscuri e mezzevoci quasi tenorili, particolarmente sonora nel medium e nel settore acuto, rivela sempre un&#8217;intensa partecipazione emotiva, e la preoccupazione di rendere costantemente espressivo e perfettamente intelleggibile il canto, ricorrendo senza paura ad ogni colore di cui la stessa sua voce sia in possesso. Raccolte, murmur\u00e9es, delicate, le interpretazioni di Villanelle e Le Spectre de la Rose; di grande intelligenza, sensibilit\u00e0 e spirito, oltre che di voce, le interpretazioni di Sur les Lagunes, L&#8217;Absence, Au Cimeti\u00e8re e L&#8217;\u00cele inconnue di Berlioz, della maggior parte delle debussiane Ariettes oubli\u00e9es, ma soprattutto delle difficilissime Trois chansons de Bilitis, in chiusura di concerto, in cui l&#8217;intensit\u00e0 espressiva e l&#8217;acume del baritono hanno raggiunto il culmine. Il dialogo della voce di Luca Casagrande con il pianoforte \u00e8 stato sempre serrato, e i difficili, preziosi equilibri sonori quasi sempre salvaguardati, bench\u00e9 abbiamo il sospetto che un&#8217;acustica problematica abbia creato qualche difficolt\u00e0 al performer.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del lungo e impegnativo concerto, e dei r\u00e9cital con lo stesso repertorio, che si sono succeduti in questa prima met\u00e0 d&#8217;ottobre, in Francia, esistono le registrazioni live, alcune delle quali destinate ad essere trasmesse da RaiRadioTre e da RadioFrance, in attesa dell&#8217;uscita del CD ufficiale registrato in studio, prevista per l&#8217;inverno prossimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Ilaria Daolio<br \/>\nStoria e letteratura del teatro musicale e<br \/>\nDirezione Istituto Monteceneri<br \/>\nMilano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Trento, 2 ottobre 2001 &#8211; Le avvisaglie della grande querelle tra sostenitori della musica italiana e di quella francese risalgono gi\u00e0 al Seicento e perdurano fino ad oltre la met\u00e0 del Settecento. 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