{"id":52,"date":"1999-09-30T04:09:00","date_gmt":"1999-09-30T04:09:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luca-casagrande.com\/?p=52"},"modified":"2016-06-03T03:05:12","modified_gmt":"2016-06-03T01:05:12","slug":"il-lungo-viaggio-diuna-voce-solitaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/il-lungo-viaggio-diuna-voce-solitaria\/","title":{"rendered":"Il lungo viaggio diuna voce solitaria"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Intervista al baritono Luca Casagrande<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Di Ilaria Daolio <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di entrare nel vivo del colloquio con Luca Casagrande, musicista e baritono, milanese per educazione musicale, internazionale per esperienze umane, artistiche e per mente, una fulminea correzione di quanto pubblicato su \u201cTrentinoMese\u201d dello scorso maggio: il titolo corretto del mio articolo sul concerto \u201cW. A. Mozart. Gli anni e le opere della maturit\u00e0\u201d, cui partecipava anche Casagrande in veste di ideatore e interprete, era \u201cMozart di l\u00e0 dalla tradizione\u201d, non \u201cdella\u201d. Tengo a questa correzione, non solo per motivi grammaticali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Luca Casagrande \u00e8 un musicista, prima ancora di essere un cantante e un attore, che pu\u00f2 ricordare, in un certo senso, la figura solitaria, senza alcun vanto d\u2019appartenenza a questo o a quel \u201cclan\u201d d\u2019artisti, del fiorentino Jacopo Peri (1561-1633). Come questi, Casagrande ha carattere d\u2019interprete piuttosto dolce, incline alla meditazione, al sospiro e all\u2019accentazione sofferta. Diversamente da questi, il suo canto conosce improvvise impennate eroiche e un\u2019autentica propensione al genere sublime-tragico. Casagrande ha sempre percorso strade impervie, spesso non condivise neppure dagli amici e da una certa razza di colleghi, certo guardate con il sospetto, che nasce dall\u2019ignoranza, a volte anche con l\u2019ostilit\u00e0, che nasce dall\u2019invidia di chi amico non \u00e8 o di chi pensa alla figura del \u2018cantante\u2019 come ad una macchina da soldi. Quindi, gi\u00f9 di melodie trite, ma rassicuranti, perch\u00e9 conosciute, che non spalancano porte sull\u2019inquietante ignoto, n\u00e9 scuotono le menti piccolo-borghesi dei \u2018routiniers\u2019 dalla pigrizia loro congenita, menti cui \u00e8 consentita tutt\u2019al pi\u00f9 qualche puntata sul terreno della nostalgia. Niente di tutto questo tocca, n\u00e9 ha mai toccato, Casagrande.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricerca e la proposta al pubblico di materiale musicale inedito del Sei-Settecento italiano, o il riuscire a forgiarsi uno stile di canto sobrio e asciutto, del tutto incurante d\u2019ogni atletismo vocale e totalmente sordo alle tentazioni dell\u2019esibizionismo, eredit\u00e0, questa, di generazioni e generazioni d\u2019urlatori di ogni tempo e luogo: questo \u00e8 Casagrande, e altro ancora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201cPer me nel canto riveste importanza fondamentale la \u2018dinamica sfumata\u2019, la capacit\u00e0, cio\u00e8, dell\u2019interprete di sfumare, appunto, modulare e smorzare i suoni e di attingere ad una tavolozza pressoch\u00e9 inesauribile di \u2018colori\u2019 vocali, a fini espressivi. Il canto \u00e8 un fatto di tecnica e immaginazione. Di cervello, insomma. Bellezza fisica, volume o potenza di una voce non hanno significato alcuno di per s\u00e9.\u201d<\/em><br \/>\n<em>Ad ascoltare molti dei giovani cantanti d\u2019oggi, non sembrerebbe tanto facile mettere in pratica la \u201cdinamica sfumata\u201d.<br \/>\n\u201cE\u2019 solo una questione di studio. Oggi si studia poco. Per questo si sentono, anche nei grandi teatri, semi-dilettanti, o semi-professionisti, senza le necessarie basi tecniche. La proverbiale avidit\u00e0 del cantante e i giochi d\u2019agenzia fanno il resto. Trovare un maestro con le idee chiare \u00e8 praticamente impossibile, anche perch\u00e9 spesso \u00e8 l\u2019allievo a non avere le idee chiare su se stesso e le proprie possibilit\u00e0. Per esperienza, posso affermare che un cantante dovrebbe imparare ad essere maestro di se stesso.\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Secondo te, dunque, per un cantante impadronitosi della tecnica tutto sta nel riuscire a crearsi stile e misura.<\/strong><br \/>\n<em>\u201cInterpretazione \u00e8 sempre sinonimo di creazione, nel canto: ri-creare, analizzare e approfondire in uno sforzo continuo. Ecco, un buon maestro potrebbe essere d\u2019aiuto, ad esempio, nel cercare musica che il cantante possa illuminare e nel trovare la strada per riuscirvi.\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quanto spesso pensi di riuscire a rendere credibile quello che interpreti?<\/strong><br \/>\n<em>\u201cMi piacerebbe poter dire \u2018sempre\u2019, ma non \u00e8 cos\u00ec. Per me cantare \u00e8 una sorta di \u2018work in progress\u2019, in ogni caso, e per di pi\u00f9 una parte di me non riesce a sottrarsi a un incessante autoesame.\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ho avuto gi\u00e0 occasione di rimarcare in altri articoli, l\u2019iter di Casagrande \u00e8 stato ed \u00e8 lungo, nient\u2019affatto facile, ma ora \u2013 gi\u00e0 da qualche tempo, per la verit\u00e0 \u2013 sembra avviato verso un\u2019interessante fase di maturit\u00e0 vocale ed espressiva. Dalla sua il baritono ha, tra l\u2019altro, una sensibilit\u00e0 estetica realmente formidabile, un buongusto decisamente superiore e uno stile molto elegante, spesso caratterizzato da stimolanti connotazioni avveniristiche. Inoltre, una rara capacit\u00e0 di cimentarsi in repertori nei quali gli \u201caffetti\u201d si misurano con il contagocce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201cMozart mi offre la possibilit\u00e0 di dosare e centellinare i suoni, i colori e le emozioni come pi\u00f9 mi \u00e8 congeniale e rimane il mio compositore d\u2019elezione. Ma tutto il Settecento potrebbe fare al mio caso, e il tardo Seicento, che ritengo estremamente stimolante: si tratta del momento storico, come afferma Terni, in cui la musica prende coscienza di s\u00e9 e del proprio significato, si fa complessa, ricca, profondamente inquieta, provocatoria, altro che parrucche, vezzi, ninnoli e fronzoli. Poco pi\u00f9 di un secolo dopo, Rossini, che segna la \u2018summa\u2019 del belcanto, offrirebbe a un baritono ruoli straordinari. Rossini ha segnato i miei esordi teatrali, ma non \u00e8 autore da affidare a voci inesperte o a cantanti che abbiano poco studio alle spalle.\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A proposito di studio: tu passi per essere un cantante molto studioso. Un ricercatore, in pratica.<\/strong><br \/>\n<em>\u201cDi l\u00e0 dalla disciplina, cui mi sottopongo quotidianamente, credo sia fondamentale acquisire un \u2018sentimento puro e corretto\u2019, come scrive Garcia nel suo \u2018Trattato completo dell\u2019arte del canto\u2019, della musica in generale. La ricerca nasce da una mia esigenza di trovare spazi musicali inconsueti, inesplorati. In questi ultimi anni mi sono dedicato sostanzialmente ad autori italiani del XVII e del XVIII sec. Ma ho intenzione di analizzare anche compositori di epoche successive.\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parte dell\u2019attivit\u00e0 di ricerca storico-musicale e musicologia di Luca Casagrande \u00e8 documentata da una produzione discografica, che ha interessato gli appassionati ma, dato di fatto estremamente importante nel nostro sistema, \u00e8 stata commercialmente un successo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201cIl mercato della musica barocca \u00e8 limitatissimo, per cui non si parla certo di milioni di copie vendute. Naturalmente, se gli spazi all\u2019interno del mercato discografico fossero pi\u00f9 ampi, i CD costassero meno e la distribuzione non fosse una realt\u00e0 peregrina, la vendita, e quindi la diffusione e la conoscenza della musica del periodo \u2018pre-classico\u2019 smetterebbero di essere un fenomeno per iniziati.\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Torniamo al repertorio: quello comunemente detto \u201cgrande\u201d si identifica oggi con l\u2019opera del secondo Ottocento e del primo Novecento: dalla trilogia verdiana alla \u201cTurandot\u201d, o poco oltre.<\/strong><br \/>\n<em>\u201cAmo molto Verdi, che ho studiato \u2013 solo studiato \u2013 per anni. Non lo posso e non lo voglio cantare, adesso, ma nutro una vera passione per \u2018Macbeth\u2019 , per \u2018Simon Boccanegra\u2019, per i personaggi di Jago, nell\u2019 \u2018Otello\u2019 e, all\u2019opposto, di Rodrigo nel \u2018Don Carlos\u2019. Non \u00e8 tanto la mancanza della simmetria architettonica, del tratteggio classico, di coesione melodica e del dosaggio del rapporto strumenti-voci, caratteristica dei romantici italiani a Verdi precedenti, a pesarmi. Si sa poi, che anche il pezzo chiuso verdiano presenta spesso un\u2019apparente mancanza di continuit\u00e0, un susseguirsi di frasi ora lunghe, ora brevi, ora distese, ora concitate. Anzi. Questo \u00e8 il \u2018canto scenico\u2019, che cerca di rifarsi al parlato. No, in Verdi sono molto frequenti i momenti, in cui l\u2019orchestra procede all\u2019unisono con i cantanti, costringendoli a forzare il suono per non essere coperti o sommersi. E poi, il carattere marziale e patriottico di molte opere giovanili del \u2018compositore col casco\u2019, come lo definiva Rossini, richiede un canto stentoreo, piuttosto defatigante. Inoltre, Verdi compone melodie per la voce, che insistono su zone molto delicate della stessa, quelle dette \u2018di passaggio\u2019 da un registro all\u2019altro e costringe quasi sempre ad un ritmo respiratorio irregolare. Rimane il fatto che quello del baritono \u00e8 il registro vocale preferito da Verdi e che, comunque, fin dalle prime opere, il compositore bussetano richiede spessissimo agli interpreti piani, pianissimi e smorzature. Per quanto riguarda Puccini, attenendoci ai due grandi italiani del secondo Ottocento, mi piace, ma non ha scritto molto per baritoni del mio tipo. Per me non esiste un \u2018grande repertorio\u2019, non nel senso comunemente inteso. Amo la musica di Bellini, che ha scritto per lo meno due bellissimi ruoli per baritono: uno ne \u2018I Puritani\u2019 e uno ne \u2018La straniera\u2019. Una delle figure di baritono ottocentesco che pi\u00f9 mi impressiona \u00e8 quella di Giorgio Roncoli (Milano 1810 \u2013 Madrid 1890. N.d.R.). Ronconi \u00e8 stato probabilmente il baritono pi\u00f9 importante e innovativo del primo Ottocento, protagonista per una decina d\u2019anni di una mezza dozzina di opere di Gaetano Donizetti, da \u2018Il furioso all\u2019isola di Santo Domingo\u2019 a \u2018Maria di Rohan\u2019. Fu anche protagonista di \u2018Nabucodonosor\u2019 di Verdi, quindi testimone di un\u2019 importante fase di passaggio della vocalit\u00e0 ottocentesca. Secondo le cronache dell\u2019epoca, e stando alle partiture, Ronconi aveva voce tenoreggiante, acuti facili, ma soprattutto era un attore di prim\u2019ordine. Un vero baritono romantico, appartenente a un mondo e a una tradizione musicali e vocali scomparsi e che bisognerebbe tentare di recuperare.\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quali credi siano state le esperienze, teatrali e non, che hanno pi\u00f9 contribuito alla tua formazione \u201cprofessionale\u201d e quelle per te pi\u00f9 significative, nel corso dei tuoi sette anni di carriera?<\/strong><br \/>\n<em>\u201cGli anni di \u2018carriera\u2019 (bruttissimo termine), sono pi\u00f9 di sette. Sette anni fa ho debuttato in teatro, a Milano, ma ho iniziato a cantare \u2013 pagato \u2013 meno che ventenne. Non essendo, come miei moltissimi colleghi, un carrierista, non ho mai pensato alla mia attivit\u00e0 in termini di \u2018carriera\u2019: al contrario, tendo a defilarmi, per salvaguardare il mio equilibrio mentale e tendo a non cantare troppo, per salvaguardare quello vocale. Ho personalmente assistito alla fine precoce di molti miei colleghi, anche bravissimi, ma che sono andati troppo oltre le proprie possibilit\u00e0. \u2018Mass\u2019 di Bernstein, nel \u201992, in prima italiana, al Teatro Smeraldo di Milano e \u2018Die Zauberfl\u00f6te\u2019 di Mozart, Berlino, nel \u201997 \u2013 \u201998, sono state le esperienze teatrali migliori, con i migliori direttori che ho avuto, il cast migliore con cui ho lavorato, l\u2019ambiente, insomma, pi\u00f9 favorevole che abbia incontrato. Poi potrei citare molte esperienze teatrali soprattutto tedesche (non canto in teatro, in Italia, da anni): le migliori sono state \u2018Don Giovanni\u2019 e \u2018Le nozze di Figaro\u2019 di Mozart, \u2018Tannh\u00e4user\u2019 di Wagner, \u2018I Puritani\u2019 di Bellini e \u2018La favorite\u2019 di Donizetti, e poi melodrammi di et\u00e0 barocca, da \u2018Il trionfo dell\u2019onore\u2019 di Scarlatti a \u2018Marco Aurelio\u2019 e \u2018L\u2019Alarico\u2019 di Steffani. Salverei anche molti dei concerti da camera sulla cantata barocca, che ho tenuto in molte citt\u00e0 in tutt\u2019 Europa, tra il \u201994 e oggi, con lo \u2018Scarlatti Camera Ensemble\u2019 e altre formazioni cameristiche. Non amo affatto i concerti operistici, ma quelli che ho dato, con e senza orchestra, mi hanno aiutato ad approfondire momenti di opere, che poi mi sono risultati di pi\u00f9 agevole comprensione in teatro. E poi c\u2019\u00e8 la musica sacra, J. S. Bach, W. A. Mozart, ancora G. F. H\u00e4ndel\u2026Per citare gli autori che frequento maggiormente.\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Voglio prendere in prestito una domanda di Carlo Majer, Direttore Artistico del Teatro di S. Carlo di Napoli, gi\u00e0 conduttore de \u201cI fantasmi dell\u2019opera\u201d, trasmissione radiofonica di Rai-RadioTre, cui tu hai preso parte, come ospite, nel novembre \u201898: che cosa ami e cosa odi del mondo dell\u2019opera?<\/strong><br \/>\n<em>\u201cIl mondo dell\u2019opera \u00e8, ovunque, un mondo difficile, ma in Italia si raggiungono livelli insondabili di meschinit\u00e0 e miseria morale, intellettuale e materiale. E\u2019 pur vero che non canto praticamente pi\u00f9 in Italia, ma ho amici che lo fanno e i loro resoconti sono scoraggianti. Del teatro d\u2019opera amo le situazioni, in cui si possano sperimentare soluzioni nuove, sia musicali che sceniche. Non tanto per il gusto della novit\u00e0 fine a se stessa, quanto perch\u00e9 credo che il teatro d\u2019opera vada svecchiato, ci\u00f2 che in gran parte del mondo si fa, ancora poco in Italia. Detesto chi si occupa, direttamente o indirettamente di musica, senza esserne competente: dagli \u2018addetti ai lavori\u2019 incapaci, agli assessori ignoranti, ai cattivi amministratori. Trento, visto che adesso siamo in Trentino, \u00e8 un esempio eclatante di pessima amministrazione, in fatto di musica.\u201d<br \/>\n<\/em><br \/>\n<strong>Passiamo ad argomenti meno \u201cspinosi\u201d. Che musica ascolti e che ascoltatore sei?<\/strong><br \/>\n<em>\u201cMolta musica strumentale barocca: molto Tartini (Giuseppe, Pirano d\u2019Istria 1692 \u2013 Padova 1770, N.d.R.), ad esempio, che tra l\u2019altro \u00e8 stato un grande teorico, purtroppo non ristampato. L\u2019ideologia musicale di Tartini \u00e8 fondamentale per capire la differenza tra la musica italiana e quella francese nel periodo a cavallo tra Sei e Settecento. Il compositore istriano teorizza un\u2019estrema morbidezza ritmica e melodica, che lo \u2018charme\u2019 della musica italiana, come afferma il Prof. Terni. Mi piacciono molto anche Arcangelo Corelli (Fusignano 1653 \u2013 Roma 1713, N.d.R.), H\u00e4ndel e Rameau (1683 \u2013 1764), accanto a una per me recente scoperta: J.-F. R\u00e9bel (francese, allievo di Lully, vissuto tra il 1676 e il 1747. N.d.R.). In questo periodo ho ripreso a sentire &#8216;m\u00e9lodies\u2019 francesi, da Berlioz a Debussy, da Ravel a Faur\u00e9 a Hahn, del quale ammiro molto le \u2018lezioni\u2019 di canto, e poi Satie, Ibert, Poulenc, Honegger. Amo la leggerezza dei \u2018lieder\u2019 di Mozart, ma anche la tormentata complessit\u00e0 di quelli di Mahler. Mi piace molto Chopin, soprattutto i valzer, e anche Liszt e, ancora, tutto il pianismo di Debussy, Ravel, molti lavori di Berg e di Bart\u00f2k, e molto Wagner, del quale ritengo inarrivabile \u2018Tristan und Isolde\u2019. Tra i compositori contemporanei mi piacciono in modo particolare Nyman, Adams e Nagano, ma anche un caso singolare di musicista-interprete-autrice-produttrice e quant\u2019altro, inglese, passata dal rock fine anni Settanta, prodotto da Dave Gilmour dei \u2018Pink Floyd\u2019, ad un\u2019affascinante elaborazione della musica \u2018d\u2019avanguardia\u2019: Kate Bush, idolatrata in Gran Bretagna, per le sue rarissime \u2018performances\u2019, tutte d\u2019altissimo livello. Sono un fruitore di musica molto partecipe, bench\u00e9 non sia facile ad entusiasmarmi, non ami riempirmi la casa di dischi e non sia un assiduo frequentatore di concerti e, ora, nemmeno pi\u00f9 di teatri. Mi limito all\u2019indispensabile.\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Devo dedurne che ascolti poca musica operistica?<\/strong><br \/>\n<em>\u201cMeno di un tempo. Naturalmente ascolto molto Mozart: mi piacciono molto le sue opere dirette da B\u00f6hm. Trovo interessante McGegan quando dirige H\u00e4ndel, le direzioni wagneriane di Furtw\u00e4ngler, quelle verdiane e rossiniane di Solti e Abbado, mentre non riesco a trovare ancora una direzione convincente delle opere di Bellini, e il solo Gavazzeni mi sembrava, tagli a parte, l\u2019unico direttore in grado di comprendere Donizetti alla perfezione. Per quanto riguarda i cantanti, il discorso si fa delicato. Rossini pare sia l\u2019autore di una \u2018boutade\u2019, secondo la quale i cantanti si dividono in tre categorie: quelli che hanno la voce ma non sanno cantare, quelli che la voce non l\u2019hanno ma sanno cantare e quelli che non hanno voce e non sanno neppure cantare. Premesso che conosco personalmente rappresentanti anche famosi di tutte e tre le categorie, prediligo le voci rotonde, non troppo acute e non mi fanno nessuna impressione le voci voluminose. Ma, di l\u00e0 da queste considerazioni, di un cantante apprezzo soprattutto la musicalit\u00e0, l\u2019intelligenza della parola detta, la capacit\u00e0, come diceva Bellini a proposito di Giuditta Pasta (probabilmente la pi\u00f9 grande cantante del primo Ottocento, Saronno 1797 \u2013 Blevio 1865, N.d.R.) di esprimere \u2018sentimenti delicati\u2019. A parte le antesignane della rinascita del belcanto, Callas e Sutherland, la mia voce preferita \u00e8 quella del soprano Arleen Aug\u00e9r, californiana, prematuramente scomparsa qualche anno fa, grandissima interprete di H\u00e4ndel, Bach, Haydn e Mozart. Tra i baritoni, con i dovuti distinguo, Schlu\u00dfnu\u00df, Fischer-Dieskau e Souzay. Trovo invece intollerabili certe prese di posizione estetica, e quindi morale, di alcuni \u201cgiovani\u201d baritoni d\u2019oggi, soprattutto italiani: ad esempio, trovo assurdo che un Antoniozzi qualsiasi, bella voce ma interprete del tutto ordinario, parli di Fischer-Dieskau come di un \u2018bue mugghiante\u2019.\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per finire, come in tutte le interviste che si rispettino, impegni e programmi futuri.<\/strong><br \/>\n<em>\u201cStudiare, studiare, studiare\u2026Non mi piace parlare dei miei programmi, ma posso assicurarti che sono molti e molto articolati. Sar\u00f2 spesso all\u2019estero, come il solito, ma impegnato in progetti totalmente nuovi per me. Poco in Italia e nulla a Trento, almeno per quest\u2019anno. Giacch\u00e9 ci siamo, vorrei ringraziare tutti i musicisti che hanno collaborato e collaborato ai miei progetti, tutti i colleghi che mi hanno aiutato e sostenuto, i direttori che mi hanno guidato, e il Maestro Alberto Soresina, con cui ho studiato, per quanto mi ha permesso di imparare da lui. E, naturalmente, il pubblico trentino, in particolare quello che ha avuto la bont\u00e0 di partecipare ai miei concerti in regione.\u201d<\/em><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong><em>Ilaria Daolio<br \/>\nStoria e letteratura del teatro musicale e<br \/>\nDirezione Istituto Monteceneri<br \/>\nMilano.<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista al baritono Luca Casagrande Di Ilaria Daolio Prima di entrare nel vivo del colloquio con Luca Casagrande, musicista e baritono, milanese per educazione musicale, internazionale per esperienze umane, artistiche e per mente, una fulminea correzione di quanto pubblicato su \u201cTrentinoMese\u201d dello scorso maggio: il titolo corretto del mio articolo sul concerto \u201cW. A. Mozart. [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[25,164],"class_list":["post-52","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-rassegna-stampa","tag-baritono","tag-trentino-mese"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/52","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=52"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/52\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5100,"href":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/52\/revisions\/5100"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=52"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=52"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=52"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}