{"id":48,"date":"1999-05-03T00:00:17","date_gmt":"1999-05-03T00:00:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luca-casagrande.com\/?p=48"},"modified":"2016-06-03T03:05:12","modified_gmt":"2016-06-03T01:05:12","slug":"steffani-cantate-a-una-e-due-voci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/steffani-cantate-a-una-e-due-voci\/","title":{"rendered":"Agostino Steffani \u2013 Cantate a una e due voci \u2013 Parte Prima"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Milano<\/strong> \u2013 Le Sonate da Camera d\u2019Agostino Steffani (1654-1728), o meglio, le \u201cSonate da Camera \u00e0 Tre, Due Violini Alto e Basso\u201d sono una delle numerose opere del compositore di Castelfranco Veneto, di cui non si \u00e8 mai potuto sentire nulla, in epoca moderna, e in disco, la tiratura a stampa delle quali si sa che fu limitata a poche decide d\u2019esemplari e ad un paio d\u2019edizioni agli inizi del Settecento. Si sa anche, che si tratta di riduzioni cameristiche d\u2019ouvertures, intermezzi e danze, e forse qualche aria, di melodrammi di grande successo, che Steffani compose per il teatro di Hannover, dopo la fuga risentita del Maestro dall\u2019ingratitudine della corte di M\u00fcnchen, intorno al 1688, dopo la straordinaria esperienza di Niobe, Regina di Tebe. Le opere teatrali da cui le Sonate sono tratte appartengono al periodo compreso tra il 1689 \u2013 Henrico Leone, con cui Steffani inaugur\u00f2 la sua felice stagione, appunto, a Hannover \u2013 e il 1695 \u2013 I Trionfi del Fato o Le Glorie d\u2019Enea \u2013 alle soglie del passaggio del compositore castellano ad uffici di natura diplomatica, cui fu chiamato dall\u2019Elettore di Hannover. Prima, infine, della composizione del melodramma che, unanime, la critica considera il pi\u00f9 rilevante risultato della collaborazione tra Steffani e il librettista Pallavicino: Tassilone, del 1709. Segnaliamo, per inciso, che un\u2019edizione a stampa delle Sonate, moderna, molto accurata, \u00e8 stata pubblicata \u00a0nel 1996, e che, nonostante l\u2019orientamento delle annotazioni musicologiche e analitiche di Lino Pizzolato, rappresentano uno sforzo editoriale di gran valore, anche e soprattutto divulgativo, e sono un punto di riferimento imprescindibile ed autorevole, per chiunque si voglia avvicinare seriamente e correttamente ad un\u2019interpretazione completa e criticamente documentata delle Sonate stesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dato a Cesare quel ch\u2019\u00e8 di Cesare, la prima registrazione integrale delle Sonate da Camera di Steffani si deve a Luca Casagrande, che ha persuaso il Quartetto Erasmus con Isidoro Taccagni al cembalo, un interessante gruppo di Milano, ad affrontare l\u2019ardua fatica di quest\u2019interpretazione. Pubblicata in Germania nel marzo del 2001, questa registrazione \u2013 si tratta di un doppio compact disc \u2013 ha riscosso una meritata e stupefatta ammirazione generale, tanto che lo stesso articolo, in tempi diversi, ha fatto il giro delle pi\u00f9 importanti testate tedesche, di genere e no. In Italia, nazione per tradizione poco ricettiva nei confronti del barocco, soprattutto di quello &#8220;vecchio stile&#8221; affidato a voci fisse e suoni stonati e sferraglianti, appannaggio di ristretti circoli snob di musicisti per caso, il CD ha ricevuto un\u2019accoglienza meno unanimemente entusiasta: si \u00e8 lodata la raffinatezza della scrittura di Steffani, d\u2019accordo. Ma sull\u2019intelligenza della scrittura musicale del compositore nutrono dubbi solo i disinformati. Agostino Steffani, piaccia o no, per motivi esposti con ammirevole lucidit\u00e0 da studiosi come Rodolfo Celletti, per primo, e Colin Timms, ricopr\u00ec, accanto ad Alessandro Scarlatti (1660-1725), ruolo di geniale innovatore, sia per quanto concerne il melodramma, sia per quanto riguarda la musica da camera. Entrambi furono le principali personalit\u00e0 creatrici musicali del loro tempo e diedero il via alla fase pi\u00f9 fulgida, che il melodramma e il canto italiani avrebbero conosciuto nel corso di quattro secoli di storia. Se Steffani in particolare, in Italia, non \u00e8 noto nemmeno tra gli addetti ai lavori, che lo conoscono di nome ma non ne hanno mai letto una nota, \u00e8 merito anche di una certa critica oscurantista degl\u2019Anni Sessanta del Novecento. Un nome campeggia su tutti, quello di Andrea Della Corte, che si \u00e8 preso l\u2019affanno di scrivere sull\u2019opera di Steffani brevi saggi, uno o due, ma di cos\u00ec intensa stupidit\u00e0 da rimanere nella storia come le tirate di Beniamino Dal Fabbro sulle interpretazioni di Maria Callas. Non le riporteremo qui, perch\u00e9 non lo meritano, ma segnaliamo ai cultori e agl\u2019interessati, che presso la Biblioteca Comunale di Castelfranco Veneto, citt\u00e0 natale di Steffani, questi saggi sono a disposizione di tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pubblico, in Italia, ha reagito in maniera non univoca, dunque: studiosi, musicologi, semplici appassionati ne sono rimasti per lo pi\u00f9 entusiasti. Altri, per lo pi\u00f9 musicisti, hanno posto l\u2019accento sull\u2019interpretazione di taglio un po\u2019 troppo moderno delle Sonate da parte del Quartetto Erasmus con Isidoro Taccagni al cembalo, interpretazione che non terrebbe in gran conto quelli che Carlstedt ha definito \u201cinutili barocchismi\u201d. E che diamine! Un po\u2019 di sobriet\u00e0 non guasta, e puntare, anzich\u00e9 sull\u2019improvvisazione sboccata, sull&#8217; agogica e sulla dinamica, non \u00e8 per niente scorretto, n\u00e9 riprovevole. Anzi. Chi scrive \u00e8, in ogni caso, del parere che una maggior quantit\u00e0 di buone variazioni, per lo meno da parte dei violini, nei \u201cda capo\u201d, avrebbe giovato certamente alla variet\u00e0 dell\u2019interpretazione; che alcuni tagli, soprattutto nelle <em>ouvertures<\/em>, tagli tesi a rendere pi\u00f9 spedito l\u2019andamento d\u2019ogni singola Sonata, si sarebbero potuti evitare proprio adottando il sistema delle variazioni. Ma il Quartetto Erasmus \u2013 Giambattista Pianezzola e Giacomo Trevisani ai violini, Ugo Martelli alla viola, Marcello Scandelli al violoncello, con l\u2019aggiunta d\u2019Isidoro Taccagni al cembalo \u2013 riesce a conferire ad ogni Sonata compattezza, chiarezza, pulizia e brillantezza di suono, e a renderne sempre il carattere patetico, di una malinconia e un\u2019inquietudine profonde, dolorose, senza mai perdere in smalto. Il che pu\u00f2 rendere il carattere dolente espresso dalle Sonate, senz\u2019altro pi\u00f9 attuale, e anche, inevitabilmente, pi\u00f9 vero e lancinante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla prima parte di un lavoro sulle Cantate ad una e due voci di Agostino Steffani chi scrive si \u00e8 gi\u00e0 espressa, nel 1999, al momento dell\u2019uscita del relativo CD, ed ora attende la realizzazione di una seconda parte, che illumini altri aspetti della geniale produzione cameristica vocale di Steffani. Tuttavia, a distanza di quasi tre anni dalla pubblicazione del CD &#8211; prodotto e interpretato da Luca Casagrande, con la collaborazione del mezzosoprano Loretta Liberato e la Direzione artistica di Nicola Cumer al cembalo, accanto ad altri interpreti ai flauti e al violoncello \u2013 chi scrive si sente in dovere d\u2019aggiungere qualche ulteriore, breve considerazione su un lavoro che, per una serie di motivi, ha incontrato, quand\u2019\u00e8 uscito, qualche difficolt\u00e0 di comprensione. Niente da ridire sul taglio dell\u2019interpretazione, severo, rigoroso, e, nello stesso tempo, fin troppo denso, preteso e imposto dal giovane Cumer. Una lettura come un\u2019altra, a parte certe bizzarrie, piuttosto inattese in un allievo di Christensen. Ci riferiamo al vezzo di Cumer di arpeggiare in levare, ad esempio, pratica, questa, non documentata fino a Settecento inoltrato, e, a quanto ci risulta, aborrita da Christensen e van Asperen. Inoltre, a nostro parere, una maggior rilassatezza, una morbidezza pi\u00f9 cercata, sarebbero state in linea con il carattere patetico delle Cantate, con lo stile italiano loro proprio, e con le inflessioni ora melanconiche, ora concitate della linea del canto. Non solo, avrebbero posto in luce trasparenze, leggerezze e soavit\u00e0 tipiche anch\u2019esse dello stile di Steffani, accanto alla propensione al canto teso e vigoroso, che Cumer in questa registrazione sembra aver nettamente privilegiato. I cantanti sono cos\u00ec stati spesso obbligati a fuochi d\u2019artificio pi\u00f9 che in tempo di \u201callegro\u201d, in quello di &#8220;Presto&#8221;, o addirittura &#8220;Prestissimo&#8221;, che poco hanno a che vedere con l\u2019espressivit\u00e0 barocca, soprattutto con quella dei tempi di Steffani, e il cui significato si \u00e8 potuto trasmettere solo perch\u00e9 Casagrande e Liberato sono due fuoriclasse, vocalmente e tecnicamente, e possono attingere a competenze musicali e vocali, che la maggior parte dei cantanti italiani d\u2019oggi, di voce magari pi\u00f9 bella, nemmeno si sogna. Dunque, ecco il ricorso ad un impasto ricchissimo d\u2019armonici tra una voce maschile relativamente chiara e una voce femminile piuttosto scura, impasto di notevole suggestione. Ecco il ricorso a colori sempre diversi, a variazioni e abbellimenti di rari eleganza e gusto, a una dizione scolpita, chiarissima, vera spia della preparazione anche letteraria e poetica dei due, che definire semplici cantanti \u00e8 riduttivo. Ora, l\u2019audacia con cui Liberato affronta tre tessiture diverse \u2013 contralto, mezzosoprano, soprano \u2013 in tre diverse Cantate, nel \u201999 era sembrato a chi scrive un azzardo. E, in realt\u00e0, lo \u00e8. Ma ci\u00f2 che non risultava chiaro da quanto fu scritto allora, a questo proposito, va chiarito, e rettificato, ora: il fatto in s\u00e9 non toglie assolutamente nulla alla qualit\u00e0 delle diverse interpretazioni. Anzi. Liberato rimane pur sempre un puro mezzosoprano, e, in effetti, nella registrazione in oggetto, d\u00e0 il meglio di s\u00e9 in Tengo per infallibile, che sembra scritta su misura per lei. Tuttavia, l\u2019aver affrontato tessiture tanto diverse con esito sostanzialmente riuscito, d\u00e0 la misura, pi\u00f9 che della discontinuit\u00e0, che a suo tempo ci aveva impressionati, della versatilit\u00e0 di questa cantatrice, che, ricordiamo, ha debuttato discograficamente nei difficilissimi Dodici Duetti Buffi (composti nel 1745 circa) di c (ancora accanto a Casagrande), come mezzosoprano acuto. Niente da aggiungere a quanto gi\u00e0 scritto sull\u2019interpretazione di Luca Casagrande, che rimane una delle sue pi\u00f9 curate, soavi e delicate, vocalmente e musicalmente, e quanto a dizione \u00e8 addirittura esemplare, una delle sue migliori in disco. Ci piace sempre Cumer, ma ne disapproviamo l\u2019invadenza dello stile cembalistico, perfetto per un solista, fastidioso quando tenta di imporsi sulle voci, soprattutto su quella di Liberato, meno su quella di Casagrande, che ha troppa esperienza e troppa personalit\u00e0, per lasciarsi travolgere dalle velleit\u00e0 di un novello H\u00e4ndel. Perfetto e senza carattere, ora come all\u2019ascolto del \u201999, il violoncello. Si spera che, nella seconda parte del lavoro sulle Cantate di Steffani, il violoncello sia affidato ad altri, non importa se meno dotato del gusto per le simmetrie, che, alla lunga, pu\u00f2 risultare noioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Menzione (d\u2019onore) a parte per Lagrime dolorose, Cantata per voce di basso, flauti e continuo: un piccolo gioiello, che questa registrazione, nell\u2019interpretazione di Casagrande, illumina di cupi bagliori vellutati e fasci di luce soffusa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le Cantate di Steffani, e queste in particolare, sono fatalmente destinate ad un pubblico intelligente e musicale, quindi fatalmente esiguo, proprio perch\u00e9 composte da uno tra gli autori italiani pi\u00f9 acutamente sensibili e colti del periodo a cavallo tra Sei e Settecento, che, come quasi tutti i suoi colleghi del tempo, usava la forma &#8220;cantata&#8221; per sperimentare personali soluzioni musicali. Spesso, inoltre, queste cantate non erano nemmeno destinate ad essere cantate in pubblico, al massimo entro cerchie ristrette di intenditori e musicisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Ilaria Prof. Daolio<br \/>\nLetteratura e Storia del Teatro<br \/>\ne Direzione<br \/>\nIstituto Monteceneri<br \/>\nMilano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milano \u2013 Le Sonate da Camera d\u2019Agostino Steffani (1654-1728), o meglio, le \u201cSonate da Camera \u00e0 Tre, Due Violini Alto e Basso\u201d sono una delle numerose opere del compositore di Castelfranco Veneto, di cui non si \u00e8 mai potuto sentire nulla, in epoca moderna, e in disco, la tiratura a stampa delle quali si sa [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[11,15,28,79,88,154,168],"class_list":["post-48","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-rassegna-stampa","tag-agostino-steffani","tag-alessandro-scarlatti","tag-berlin","tag-giovanni-battista-martini","tag-handel","tag-sonate-da-camera","tag-venezia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=48"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5102,"href":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48\/revisions\/5102"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=48"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=48"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=48"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}