{"id":46,"date":"2003-03-10T00:00:07","date_gmt":"2003-03-10T00:00:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luca-casagrande.com\/?p=46"},"modified":"2016-06-03T03:05:11","modified_gmt":"2016-06-03T01:05:11","slug":"orientalismo-arcaismo-esotismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/orientalismo-arcaismo-esotismo\/","title":{"rendered":"Orientalismo, Arcaismo ed Esotismo nelle M\u00e9lodies di Albert Roussel e Georges Bizet: L&#8217;ultimo CD di Luca Casagrande"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Milano, Febbraio 2003<\/strong> &#8211; Seconda prova discografica sulla m\u00e9lodie francese otto-novecentesca, ideata, prodotta e interpretata da Luca Casagrande.<br \/>\nStavolta il baritono \u00e8 affiancato da due voci femminili, il soprano Maria Carla Cur\u00eca e il mezzosoprano Loretta Liberato.<br \/>\n<strong>Albert Roussel (1869-1937)<\/strong> occupa un posto singolare tra i compositori francesi della sua epoca: a cavallo tra simbolismo e neo-classicismo, alterna pagine di sontuoso esotismo ad asciutti, crudi, spigolosi episodi melodico-armonici, che spesso sconfinano apertamente e intenzionalmente nel grotesque. Capolavori, in ogni caso.<br \/>\n<strong>Georges Bizet (1838-1875)<\/strong> \u00e8 un compositore altrettanto singolare, mosso da problematiche nettamente novecentesche, che lo pongono totalmente al di fuori della sua epoca.<br \/>\nEntrambi, compositori poco e mal amati &#8211; se si eccettua il successo quasi postumo di Carmen, per Bizet &#8211; che, in questo Cd, sono proposti con freschezza e franchezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli interpreti vocali sono davvero di straordinaria abilit\u00e0 nel riuscire a rendere il senso completo di m\u00e9lodies caratterizzate da una resa stilistica estrema e difficile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Maria Carla Cur\u00eca, soprano, dimostra anche in questo suo lavoro discografico, il terzo, doti che, ormai, le si possono riconoscere senza riserve: costante sforzo di comprensione profonda delle parti, e quindi espressivit\u00e0 attenta e calibrata, tecnica solida, che, semmai, la spinge ad un\u2019emissione un pochino troppo ortodossa, per i nostri gusti (potrebbe osare di pi\u00f9, intendiamo), bellissimo timbro e buone capacit\u00e0 coloristiche, dinamiche, agogiche, intonazione praticamente ineccepibile, voce che tende vieppi\u00f9 ad una crescente lirica pastosit\u00e0, nonostante siano ancora percepibili le trasparenze e le levit\u00e0 di una natura di soprano leggero, che le permettono, tra l\u2019altro, il sicuro dominio del registro acuto e sopracuto, perlomeno fino al Re5. Per tutte queste doti le si perdoneranno volentieri una pronuncia francese da perfezionare e una dizione non sempre chiarissima. Perfetta, in ogni caso, Cur\u00eca \u00e8 nei Deux idylles di Roussel, Le k\u00e8riokl\u00e8pte e Pan aimait Ekh\u00f4, e molto convincente nei quattro Po\u00e8mes chinois, sempre di Roussel, che interpreta, raggiungendo vertici di cupa intensit\u00e0 in R\u00e9ponse d\u2019une \u00e9pouse sage; \u00e8 divertentissima in Le grillon, piacevole scherzo con cui Bizet chiude il suo cycle Feuilles d\u2019album.<br \/>\n<img decoding=\"async\" title=\"Continua...\" src=\"http:\/\/www.luca-casagrande.com\/wp-includes\/js\/tinymce\/plugins\/wordpress\/img\/trans.gif\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Approfittiamo di questa nuova registrazione di Cur\u00eca per ricordare brevemente le sue due prove discografiche precedenti, entrambe di notevole interesse. In Agostino Steffani (1654-1728). Cantate a una e due voci. Parte II, ideato e prodotto da Luca Casagrande e pubblicato nel 2002, con lo Scarlatti Camera Ensemble &#8211; CD, questo, che \u00e8 stato definito dalla critica francese \u201cil miglior lavoro dello Scarlatti Camera Ensemble\u201d (FranceMusique), e ha riscosso unanimi consensi presso la critica e il pubblico spagnoli e tedeschi. Gli italiani, al solito, si fanno attendere &#8211; Cur\u00eca, dicevamo, offre una rimarchevole prova come sciolta interprete del barocco pi\u00f9 evoluto, sia come solista, nella brillante Cantata Guardati \u00f3 core dal Dio bambin, sia nel patetico, struggente duetto Io mi parto, \u00f3 cara vita, accanto a Luca Casagrande in veste di tenore baritonale, che riporta infallibilmente a brumosi paesaggi sentimentali secenteschi, sia nei Duetti virtuosistici accanto a Loretta Liberato, qui splendido contralto di scuro e sonoro velluto vocale.<br \/>\nIn Cantate a voce sola per Soprano e continuo, di Alessandro Scarlatti, con il Trio Alessandro Scarlatti, per l\u2019appunto, CD ideato e prodotto da Luca Casagrande, nel 2001, Cur\u00eca si mostra, agli esordi discografici, gi\u00e0 interprete di vaglia, di notevoli pathos, intensit\u00e0 e musicalit\u00e0. Si ascoltino la sua Didone abbandonata o la versione inhumana della Cantata Andate, o miei sospiri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una curiosit\u00e0: questo CD \u00e8 stato presentato come materia d\u2019esame alla Facolt\u00e0 di Lettere, Istituto di Storia della Musica, dell\u2019Universit\u00e0 di Parma. In entrambi i CD da notare la splendida analisi musicale dei brani di Filippo E. Ravizza. Questa la Cur\u00eca &#8220;barocca&#8221;, per intenderci, ma dobbiamo tener conto di alcune fortunate realizzazioni di difficilissimi personaggi del teatro scarlattiano (Laodice in Mitridate Eupatore, Griselda nel ruolo eponimo), steffaniano (Niobe, in Niobe Regina di Tebe, la sua realizzazione migliore di un personaggio del teatro barocco) e h\u00e4ndeliano (Cleopatra, in Giulio Cesare in Egitto) ma dobbiamo ricordare che il soprano cosentino \u00e8 stata un\u2019incantevole Lakm\u00e9 (D\u00e9libes) e una commovente Lia (L\u2019enfant prodigue di Debussy), per attenerci al repertorio francese, e che \u00e8 in grado di tratteggiare una nutrita galleria d\u2019eroine romantiche italiane, soprani lirici o drammatici d\u2019agilit\u00e0, tra cui spiccano Giovanna in Giovanna d\u2019Arco ed Elvira in Ernani, di Giuseppe Verdi, o Alaide ne La straniera di Vincenzo Bellini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tornare al CD di m\u00e9lodies di Roussel e Bizet, il punto d\u2019incandescenza di questo lavoro discografico si raggiunge con le Odes anacr\u00e9ontiques di Roussel, destinate a voce di baritono, peraltro molto acuto e per nulla italiano. Composizioni, queste, che sintetizzano momenti di rara intensit\u00e0 lirica, per quanto sempre sottesa d\u2019ironia e cinismo, e pagine di grotesque fiammeggiante. Anacreonte, superbamente tradotto in francese da Leconte de Lisle, richiede, nelle pagine di Roussel che lo si declami con voce quasi sempre spiegata e il ricorso a colori vividi, netti, repentini, tra loro contrastanti. Luca Casagrande, per l\u2019appunto, declama in maniera stilisticamente esemplare queste traduzioni francesi dal greco vivo e sarcastico d\u2019Anacreonte, con una voce pi\u00f9 rotonda, largamente vibrante e sonora del solito, decisamente estranea sia all\u2019estetica dello sfumato, cui ha fatto ricorso nell\u2019interpretare le delicate liriche simboliste di Verlaine e quelle parnassiane di Lou\u00ffs musicate da Debussy, sia a quella del sublime, tentata per la prima volta nella storia del canto francese ottocentesco da Berlioz, nelle sue Nuits d\u2019\u00e9t\u00e9, entrambe raccolte da Casagrande in un lavoro discografico del 2002.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E, qui, apriamo un inciso: la voce di Casagrande \u00e8 di natura chiara ed estesa (pi\u00f9 di due ottave). Anni di studi ed esperienze teatrali e concertistiche internazionali d\u2019avanguardia hanno portato il cantante ad essere sempre meno tale e sempre pi\u00f9 artista. Cio\u00e8 ad esplorare tutte, ed insisto su questo tutte, le possibilit\u00e0 dei suoi mezzi vocali. Casagrande non ha mai fatto il minimo caso alla borghese necessit\u00e0 di una pretesa piacevolezza nel canto, che non deve distrarre e divertire sempre e comunque, n\u00e9 deve obbligatoriamente incantare: pu\u00f2 anche inquietare, disturbare, ma, soprattutto, deve indurre a pensare. Casagrande ha sempre e solo badato ad essere il pi\u00f9 possibile espressivo. Ovviamente, per queste sue scelte estetiche, ed etiche, si \u00e8 alienato le simpatie degl\u2019ignoranti, dei pigri, degli stupidi e dei superficiali. Tutti giustificabili, per carit\u00e0: si tratta di qualit\u00e0 umane, bench\u00e9 del tutto indegne di essere prese anche per un solo attimo in seria considerazione. Tuttavia, desideriamo chiarire il concetto una volta per tutte: le scelte estetiche di Luca Casagrande hanno un alto valore artistico &#8211; compreso perfettamente da chi ne abbia i mezzi sensibili, intuitivi, razionali, intellettuali, o da chi si sforzi di mettere in moto i propri neuroni &#8211; di carattere sostanzialmente avveniristico, sostenute, oltre che da una formidabile sensibilit\u00e0 musicale, da un uso diabolico della tecnica vocale, soprattutto di quella parte della tecnica attinente ai colori vocali. Citiamo Emanuel Garc\u00eca jr.: \u201cLa voce umana va soggetta all\u2019azione INEVITABILE de\u2019 colori (timbres) nella stessa guisa ch\u2019\u00e8 sottoposta alla differenza dei registri. Chiamiam colore quel carattere proprio e variabile all\u2019infinito che ogni registro, ogni suono pu\u00f2 assumere fatta astrazione dall\u2019intensit\u00e0\u201d. Ora, ribadiamo, Casagrande ha voce naturalmente chiara, e su questa base egli lavora per ottenere i risultati timbrici e stilistici che, di volta in volta, gli necessitano. I due colori principali della voce, dice ancora Garc\u00eca, sono il chiaro e l\u2019oscuro. \u201cIndipendentemente per\u00f2 da questi c\u2019\u00e8 un gran numero d\u2019altri; i quali, perch\u00e9 si possano produrre, prendono gli uni dal color chiaro, gli altri dallo scuro quanto hanno d\u2019essenziale nel loro meccanismo. Si vede diffatti che la voce pu\u00f2 assumere dei caratteri svariatissimi [\u2026]\u201d. Continua Garc\u00eca: \u201cIl color chiaro comunica al registro di petto un carattere metallico e brillante [\u2026]. Quando l\u2019apparecchio vocale si colloca nelle condizioni che producono il color chiaro la voce pu\u00f2 ricevere un carattere nasale [\u2026]\u201d, in tutto o in parte. Ed ecco ritratta con precisione millimetrica una delle caratteristiche della vocalit\u00e0 di Luca Casagrande. Vocalit\u00e0 cui sono state mosse critiche per saper e voler passare con disinvoltura dagli infiniti caratteri del colore chiaro suo proprio, al colore rotondo, pure trattato da Garc\u00eca, a quello oscuro (ma con grande cautela: questo colore d\u00e0 volume, non forza o metallo, ed esageratamente caricato, come oggi fa la maggior parte dei baritoni, e si aspetta buona parte del pubblico di stampo tradizionalista, \u201cvela i suoni, li soffoca, li rende rauchi e sordi\u201d &#8211; E. Garc\u00eca jr.). Il paradosso dovrebbe essere evidente, ed \u00e8 ironico che si trovi strano, o particolare, che Luca Casagrande si rifaccia ad una tradizione secolare per tentare di svecchiare l\u2019arte del canto, e risulti fastidioso, che metta in discussione le cattive tradizioni novecentesche, in primis il canto del tipo baritonale alla Titta Ruffo. Non solo, ma le presunte inflessioni nasali, che possono suonare tali ma che non lo sono per niente, perch\u00e9 la colonna d\u2019aria non va nelle fosse nasali, ma \u00e8 proiettata nei seni paranasali, in altre parole in maschera (non si tratta, insomma, della gnagnera tipica di molti tenori e di un buon numero di baritoni, ma delle inflessioni potentemente immascherate di un Gerard Huesch o di un Heinrich Schlusnus), non sono considerate da Casagrande, e da chi la pensa come lui come un difetto da cui guardarsi con orrore, ma come una risorsa espressiva e tecnica da sfruttare. Come un mezzo per dare sonorit\u00e0 al colore chiaro senza caricarlo eccessivamente, soprattutto in zona acuta, in cui risulterebbe \u201cstridulo e gridante\u201d (E. Garc\u00eca jr.). Se queste non sono perizia tecnica superiore e aperta sfida ai luoghi comuni su come si dovrebbe cantare, non saprei com\u2019altro definirle. In ogni caso, nelle Odes anacr\u00e9ontiques, Casagrande compie veri virtuosismi, cantando spesso in tessitura molto acuta e sostenendo per diverse battute note estreme per un baritono: Fa3, Fa#3 e Sol3. Intensa, lirica, anche l\u2019interpretazione dei due Po\u00e8mes chinois, Amoureux s\u00e9par\u00e9s e Des fleurs font une broderie. La dizione \u00e8 esemplare, e la pronuncia francese di Casagrande continua a perfezionarsi: qui egli introduce anche qualche vezzo arcaico, come la pronuncia antica della parola lys, giglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Loretta Liberato si rivela, qui, camerista d\u2019eccezione. Il mezzosoprano, di voce estesissima (quasi tre ottave, nei suoi momenti migliori), straordinariamente omogenea e sonora, morbidissima, ferma, oltre che di possibilit\u00e0 dinamiche e coloristiche ragguardevolissime, in questo CD si cimenta con tre patetici brani di Bizet, raccolti in Feuilles d\u2019album: \u00c0 une fleur, Sonnet e Rose d\u2019amour, tutti di una bellezza tale, che, da sola, varrebbe quest\u2019intera registrazione. L\u2019interpretazione che ne d\u00e0 Liberato \u00e8 un piccolo capolavoro. Raramente ci \u00e8 stato dato di sentire un canto tanto teneramente charmant e di tanto intelligente musicalit\u00e0. La voce si estenua in pianissimi trasparenti, sussurrati, in sospiri dolenti, per poi passare a frasi piene, in cui risuona calda e vibrante. La pronuncia francese \u00e8 quasi sempre molto buona e la dizione comprensibilissima. Brevemente, ricordiamo anche la versatilit\u00e0 di questa cantatrice, che, se per natura \u00e8 l\u2019ideale interprete di molti ruoli h\u00e4ndeliani per mezzosoprano, anche e soprattutto en travesti, ad esempio Sesto in Giulio Cesare in Egitto o Arsamene in Serse, riesce a muoversi molto bene anche in ruoli mozartiani, e dobbiamo citare oltre al suo Cherubino e a Dorabella, un\u2019insolita, efficacissima Zerlina, e un grande Sesto ne La clemenza di Tito; ricordiamo che Liberato ha registrato buona parte dei divertentissimi Duetti Buffi di Giovanni Battista Martini, cimentandosi, al fianco di Casagrande, in parti difficilissime per mezzosoprano acuto; e poi, per tornare al barocco, \u00e8 contralto in Vivaldi e Steffani (esemplari la Semiamira, di Liberato in Alarico di Steffani e le due registrazioni discografiche dedicate a Steffani, nelle quali spiccano le Cantate a due Sia maledetto Amor, Tengo per infalllibile e quella a voce sola Il pi\u00f9 felice e sfortunato amante), e di nuovo mezzosoprano in Scarlatti (Stratonica, in Mitridate Eupatore e Costanza in Griselda); ma che \u00e8 anche un\u2019interprete rossiniana di qualit\u00e0 notevole e un\u2019interessantissima, romantica Imogene, nella versione per mezzosoprano de Il pirata, che Bellini compose per Giuditta Grisi, nel 1829.<br \/>\nMolto accurata, attenta, precisa e, al solito, interessante quanto mai, ed estranea alla quasi totalit\u00e0 dei libretti di CD, l\u2019analisi musicale, brano per brano, realizzata da Filippo E. Ravizza, musicista e musicologo di raffinata, aristocratica penna.<br \/>\nCentrata la scelta, per la copertina, del bellissimo dipinto di Salvador Dal\u00ec, quell\u2019Archological\u2019s reminiscence of Millet\u2019s Angelus, finito, chiss\u00e0 come, a St. Petersburg, in Florida.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Ilaria Daolio<br \/>\nStoria e letteratura del teatro musicale e<br \/>\nDirezione Istituto Monteceneri<br \/>\nMilano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milano, Febbraio 2003 &#8211; Seconda prova discografica sulla m\u00e9lodie francese otto-novecentesca, ideata, prodotta e interpretata da Luca Casagrande. Stavolta il baritono \u00e8 affiancato da due voci femminili, il soprano Maria Carla Cur\u00eca e il mezzosoprano Loretta Liberato. 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