{"id":44,"date":"2005-11-16T00:00:02","date_gmt":"2005-11-16T00:00:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luca-casagrande.com\/?p=44"},"modified":"2016-06-03T03:05:11","modified_gmt":"2016-06-03T01:05:11","slug":"registrata-in-italia-la-prima-assoluta-del-capolavoro-di-agostino-steffani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/registrata-in-italia-la-prima-assoluta-del-capolavoro-di-agostino-steffani\/","title":{"rendered":"&#8220;Alarico Il Baltha, cio\u00e8 l&#8217;Audace, R\u00e8 de Gothi&#8221;. Registrata in Italia la PRIMA ASSOLUTA del capolavoro di Agostino Steffani"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Di I. Daolio<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Hamburg \u2013 novembre 2005<\/strong> <strong>.<\/strong> Un evento d&#8217;eccezione: la prima registrazione assoluta, integrale, di un grande melodramma barocco \u201c Alarico il Baltha, cio\u00e8 l&#8217;Audace, R\u00e8 de Gothi \u201d (M\u00fcnchen, 18 gennaio 1687), libretto di Luigi Orlandi, musica di uno dei massimi compositori di tutti i tempi, Agostino Steffani (1654-1728). L&#8217;occasione \u00e8 fornita dal 350\u00b0 anniversario della nascita del compositore (la registrazione \u00e8 del 2004), originario di Castelfranco Veneto, ma vissuto tra Venezia, Roma e la Germania, prima a M\u00fcnchen, poi a Hannover, dove divenne il massimo compositore dell&#8217;epoca immediatamente precedente H\u00e4ndel, alto prelato, diplomatico, rettore dell&#8217;Universit\u00e0 di Heidelberg, amico di Leibniz, e protettore proprio del giovane H\u00e4ndel, che gli dovette la carriera, perlomeno agli inizi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti studiosi novecenteschi e contemporanei, dal grande Hugo Riemann a Colin Timms, sono concordi nel riconoscere la grandezza di Steffani, e la registrazione di cui scriviamo ce la conferma. Voluta e prodotta da Luca Casagrande per il gruppo discografico italo-tedesco Centaurus, gi\u00e0 nel 1997, quest&#8217;opera \u00e8 stata, finalmente, realizzata su disco, in Italia, grazie a un giovane professionista di talento notevole: Luca Casagrande, che, nell&#8217;opera, disimpegna anche il ruolo di Pisone, alla produzione e alla direzione artistica. Al solito, quando si d\u00e0 a giovani professionisti capaci la possibilit\u00e0 di esprimersi, si aprono squarci luminosi, che fanno palesemente intendere quanto migliore sarebbe l&#8217;attuale realt\u00e0 musicale, quando affidata a musicisti veri, soprattutto competenti, e sottratta alle grinfie di dinosauri che, per l&#8217;appunto, hanno fatto il loro tempo, o di rampanti figure di pseudo-musicologi e pseudo-discografici attenti esclusivamente al proprio vantaggio personale, e ad una peregrina idea di mercato, che, lo vediamo tutti, sta portando la musica (e la discografia) allo sfacelo. Quest&#8217;edizione italiana di \u201cAlarico\u201d, ha colto molti di sorpresa (e, chi ne ha realizzata la portata, crediamo abbia provato altro, oltre la sorpresa) e, pare, batte sul tempo la realizzazione di un&#8217;edizione pensata da Ren\u00e9 Jacobs. Diciamo subito che, di l\u00e0 dalla bellezza della musica di Steffani e dagl&#8217;innegabili pregi della registrazione, tra cui l&#8217;impegno del produttore e della direzione, e, non ultimo, l&#8217;intento divulgativo, a noi, questo lavoro non pare un esempio di rigore stilistico assoluto. Intendiamoci, le scelte della direzione sono chiare, anche se non sempre realizzate compiutamente, e le performance dei cantanti per lo pi\u00f9 puntuali. Nel complesso, si tratta di un lavoro di buon respiro, espressivo, colorato (anche se avrebbe potuto esserlo di pi\u00f9, e, in alcuni punti, con maggior finezza). Inoltre, ci libera da diversi incubi legati all&#8217;ascolto, quasi sempre problematico, del melodramma barocco. Per esempio, quello di tempi troppo stretti, asfittici, che danno luogo a letture meccaniche, pi\u00f9 che ad interpretazioni, o quello dell&#8217;utilizzo delle inascoltabili, con pochissime eccezioni, voci di falsettista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa scelta delle voci cui affidare gli otto personaggi di quest&#8217;opera \u00e8 stata indubbiamente fortunata\u201d afferma Casagrande. \u201c\u00c8 stato difficilissimo radunare otto giovani cantanti \u2018coraggiosi&#8217;, ognuno in grado di caratterizzare il personaggio affidatogli. Ai cantanti scelti per \u2018Alarico&#8217; si \u00e8 obiettivamente chiesto molto, lo stile di Steffani non \u00e8 dei pi\u00f9 facili, n\u00e9 la preparazione belcantistica richiesta delle pi\u00f9 usuali. La direzione \u00e8 dovuta scendere anche a qualche compromesso, inutile nasconderlo. Le voci scelte per quest&#8217;opera, sono, comunque, ognuna a proprio modo, ed entro i propri limiti tecnico-interpretativi, tutte ricche, mosse, ampie, naturalmente vibranti e, soprattutto, teatrali, in modo da poter rispondere pi\u00f9 o meno agevolmente alle numerose sfide di cui Steffani dissemina questo suo melodramma\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rodolfo Celletti, il musicologo italiano scomparso di recente, scriveva, nel suo saggio \u201cStoria del Belcanto\u201d (Discanto Ed., Fiesole, 1983), che Steffani \u201cha come traguardo di fondo melodie dal disegno vario e mosso, che attestano il progresso tecnico attraverso la capacit\u00e0 degli esecutori di sostenere tessiture, che sono probabilmente le pi\u00f9 elevate che s&#8217;incontrino fra la fine dei Seicento e i primi del Settecento\u201d, sottolineando in pari tempo una delle caratteristiche dello stile vocale di Steffani: il canto teso e vigoroso, che si traduce, per esempio, in molti recitativi, in \u201cincisi declamat\u00f2ri che portano la voce su alte tessiture \u2026 che non di rado raggiungono note per l&#8217;epoca molto acute\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il personaggio che d\u00e0 il titolo all&#8217;opera, Alarico, \u00e8 stato affidato ad un mezzosoprano donna, non ad un falsettista, per l&#8217;appunto. Lo stesso dicasi per il personaggio di Honorio. Siamo assolutamente d&#8217;accordo con questo genere di scelta. Dubitiamo, tra l&#8217;altro, che un falsettista d&#8217;oggi, a parte il falso storico cui darebbe luogo, possa affrontare i ruoli belcantistici di Steffani, difficili anche per voci femminili, che non siano estremamente duttili, ben addestrate al canto vocalizzato, e non sappiano passare dal declamato teso ed energico, alle vorticose agilit\u00e0 di forza delle arie di bravura; dall&#8217;abbandono patetico in cui estenuare la voce, al canto di grazia, a quello \u201ca fior di labbro\u201d. E i falsettisti di oggi, con l&#8217;eccezione, forse, di Andreas Scholl e rarissimi altri, sono ugole alquanto grame. Stefania Maiardi, mezzosoprano di mezzi espressivi e grinta non comuni, e di voce di notevole volume e timbro penetrante, alle prese con una parte di tessitura acuta, ci regala un Alarico leggermente meno \u201cbrillante seduttore\u201d rispetto a quanto il libretto e la musica, in apparenza, suggeriscano: non, dunque, un dongiovanni, che si riscopre sovrano solo in rare occasioni, ma un re che sceglie deliberatamente di esibire un atteggiamento aristocraticamente leggero, distaccato, noncurante, all&#8217;apparenza superficiale e frivolo, tutto preso dai giochi cortigiani di una Roma decadente, ma che non perde mai d&#8217;occhio la situazione politica e il proprio primato di re barbaro ora ostaggio-ospite di Roma, ora occupante in armi la Citt\u00e0 Eterna. E non dimentica mai d&#8217;essere, prima di tutto, un capo guerriero, capace d&#8217;atroci vendette e dei pi\u00f9 alti atti di clemenza. Un uomo che, di l\u00e0 dal proprio ruolo politico, sa anche amare, da re, e lo dimostra nel finale dell&#8217;opera. Maiardi colpisce immediatamente per l&#8217;entrata fulminea a circa met\u00e0 del I Atto, sfoggiando da subito una voce androgina dal mordente molto incisivo. Il colore, inizialmente piuttosto chiaro, diventa gi\u00e0 nella seconda aria scuro e vellutato, quasi cupo nelle arie \u201cdi battaglia\u201d, \u201csdegno\u201d, \u201cvendetta\u201d, In queste arie, per lo pi\u00f9 Allegri, le agilit\u00e0 di bravura di Maiardi non sono pulitissime, e gli acuti sono ora sfolgoranti, ora meno, ma l&#8217;energia e la totale assenza di compromessi suppliscono quasi sempre alla mancanza di scioltezza e disinvoltura. Il mezzosoprano, invece, eccelle nelle arie di genere grazioso, in particolare Per Catena un Crin ch&#8217;\u00e8 d&#8217;Oro , Qui ti voglio o mio Tesoro , Pazienza mio Core e Bianco Seno, Luci nere, che interpreta con vera maestria, soprattutto nel filare gli acuti, alternando tensione a flautata dolcezza, mai melensa. Nei recitativi \u00e8 solenne, regale, estremamente incisiva. Notevoli tutti quelli del III Atto, in particolare Sire! Che rechi , con il Pisone scultoreo di Luca Casagrande. Maiardi, in definitiva, disegna piuttosto compiutamente un personaggio credibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei personaggi che ci ha pi\u00f9 colpiti, sia per la complessit\u00e0 e l&#8217;ampiezza del ruolo, enormemente impegnativo \u2013 quindici arie e molti recitativi -, sia per le fin troppo palesi possibilit\u00e0 d&#8217;approfondimento psicologico che offre all&#8217;interprete, \u00e8 quello di Sabina, soprano, \u201cprimadonna\u201d e \u201camorosa\u201d dell&#8217;opera. Sabina \u00e8 qui interpretata da Maria Carla Cur\u00eca, soprano lirico d&#8217;agilit\u00e0, di voce vellutata, con un registro acuto saldo, a tratti metallico e penetrante. Cur\u00eca \u00e8 capace d&#8217;ottime agilit\u00e0, quasi sempre molto scorrevoli ed espressive, solo qua e l\u00e0 appena percettibilmente inceppate, nettezza negli attacchi, pulizia, fluidit\u00e0 ed incisivit\u00e0 nel fraseggio. La sua dizione \u00e8 perfettamente comprensibile. Lo stile non ha sbavature, di l\u00e0 da qualche trascurabile intemperanza. Cur\u00eca conferisce al personaggio di Sabina tutta la vitalit\u00e0 di giovane innamorata fragile e forte al tempo stesso, sincera ed appassionata, che il ruolo richiede, e lo fa con un&#8217;autenticit\u00e0 tale da affascinare e commuovere profondamente: la dolce ragazzina apparentemente sottomessa alla volont\u00e0 paterna e rassegnata ad un matrimonio senz&#8217;amore con il generale Stilicone \u00e8, in realt\u00e0, una ribelle per amore del suo Honorio &#8211; il giovane Imperatore Romano che la ricambia con passione struggente &#8211; al punto che accetter\u00e0 di fuggire dalla casa paterna, sottraendosi cos\u00ec ad un destino di figlia obbediente e moglie infelice, destino peraltro inevitabile, in passato, per quasi tutte le giovani donne sacrificate alla politica dei matrimoni d&#8217;interesse; \u00e8 la figlia che affronta coraggiosamente, anche se non senza timori e dubbi, le ire del padre e il profondo disagio all&#8217;atto di respingere apertamente un uomo dal padre impostole, e non amato; ed \u00e8 anche la donna che, sempre per fedelt\u00e0 al suo ideale amoroso, si rifiuter\u00e0 esplicitamente ai capricci d&#8217;Alarico, che la vorrebbe come amante, e sopporter\u00e0 stoicamente i colpi che un destino, incerto fino all&#8217;ultimo, ha in serbo per lei e il suo amato. Uno dei momenti pi\u00f9 alti della commossa ed appassionata interpretazione di Cur\u00eca \u00e8 il bellissimo \u201clamento\u201d Hor che sola qui resto \u2026 Gi\u00e0 cominci a farmi piangere , aria che costituisce anche il momento clou di tutta l&#8217;opera, in cui, tra arditezze contrappuntistiche e avveniristiche dissonanze, emerge in tutta la sua lancinante tragicit\u00e0 la disperata, angosciata solitudine del personaggio della giovane patrizia romana in bal\u00eca d&#8217;eventi di portata travalicante, e che non fanno che ostacolare il suo amore, la sua incoercibile spinta ad un&#8217;incondizionata totale dedizione. L&#8217;interpretazione di Cur\u00eca risulta, qui, di lucida, spietata modernit\u00e0. Forse, una linea di canto pi\u00f9 uniforme e un&#8217;emissione pi\u00f9 a mezza voce avrebbero reso questo lamento ancora pi\u00f9 lancinante e stilisticamente aderente. Notevole per abbandono lirico, anche la bellissima aria \u201cdi sonno\u201d Palpitanti Sfere Belle .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Honorio, giovane imperatore romano assorto nel proprio amore per Sabina, \u00e8 il mezzosoprano Lee Ji-Young, dal canto sospiroso, dal bel vibrato intenso, e dalle mezzevoci leggermente velate. Honorio \u00e8 un ruolo di giovanetto, sostanzialmente privo delle complessit\u00e0 di una Sabina o delle ambiguit\u00e0 di un Alarico. E&#8217; un ruolo d&#8217;adolescente sensuale, tenero, intessuto d&#8217;arie impregnate di denso, patetico lirismo, quasi tutte musicalmente di prim&#8217;ordine, peraltro, e alcune bellissime, come Care Soglie a Voi mi porto , l&#8217;aria di sortita del personaggio, Vi lascio del mio Cor Luci adorate , Luci belle ben che nere , l&#8217;aria doppia con Sabina Del tuo Volto al bel Sereno , Torner\u00f2 Farfalla amante , con il solo cembalo e un ritornello di sapore antico in coda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il personaggio, affidato a voce maschile, pi\u00f9 interessante dell&#8217;opera \u00e8 Pisone, patrizio romano e padre di Sabina. Lo interpreta, come anticipato sopra, Luca Casagrande, baritono. La parte di Pisone \u00e8 scritta da Steffani in chiave, appunto, di baritono. La voce di Casagrande \u00e8 compatta, contenuta nel registro grave, rotonda nel medium , facile e spontanea nel settore acuto. Il colore di fondo che Casagrande riesce a trovare per Pisone \u00e8 sombre e vellutato, caratterizzato da levit\u00e0 e trasparenza, soprattutto nei frequenti passaggi vocalizzati, e da qualche appena percettibile mordente angolosit\u00e0. Il colore perfetto, in ogni caso, per tratteggiare una figura d&#8217;aristocratico del tardo Impero Romano, rappresentante primo della classe senatoriale, volta alla riconquista del potere, o alla sua salvaguardia, e della restaurazione degli antichi ideali, in una Roma che da tempo non \u00e8 pi\u00f9 res publica , e attraverso un&#8217;accorta politica marimoniale, e attraverso la presa del potere militare. Insomma, Pisone rappresenta la classe su cui l&#8217;Imperatore stesso fonda il proprio potere assoluto. E&#8217; il difensore dell&#8217;idea stessa d&#8217;Impero. Un idealista e un realista nel medesimo tempo. Casagrande \u00e8, di volta in volta, patrizio dall&#8217;atteggiamento autorevole e solenne, politico accorto, leale comandante dell&#8217;esercito. Ma Pisone \u00e8 anche padre, saggio al punto da non perseverare nell&#8217;opporsi alla ribellione di una figlia che ama, anche perch\u00e9 consapevole che l&#8217;unione tra la figlia Sabina e l&#8217;Imperatore Honorio simboleggia il patto tra Senato ed Impero. E il baritono s&#8217;intenerisce, ammonisce, soffre, sprona e si commuove alle tempeste emotive ed esistenziali della figlia, senza peraltro mai perdere di vista i propri obiettivi politici. Casagrande padroneggia senza sforzo la parte, vocalmente e interpretativamente, l&#8217;emissione \u00e8 leggera, ma l&#8217;effetto \u00e8 quello di una bella corposit\u00e0, il canto sempre ben misurato, sicuro e autorevole: dai sussurri cospiratori, soffocati, per non far trapelare i propri disegni matrimoniali su Sabina, in Giovanetta, ch&#8217;ogn&#8217;Hor pena , alle meditazioni severe e filosofiche, a mezzavoce, sulla decadenza dell&#8217;Impero nella bellissima Il Viver \u00e8 un&#8217;Ombra ; dall&#8217;energica agilit\u00e0 di bravura in Un&#8217;Ombra di Fortuna , alla perfezione, commossa e riflessiva a un tempo, del canto in ritmo puntato in Un Tiranno insuperabile . Il baritono domina tutta la gamma dinamica compresa tra il \u201cpianissimo\u201d e il \u201cmezzoforte\u201d, ma i pochi passaggi richiesti da Steffani in \u201cforte\u201d, sono saldi. L&#8217;agilit\u00e0 \u00e8 molto fluida ed elegante, nessuna singola nota \u00e8 sottolineata o evidenziata, gli attacchi sono molto netti, a testimoniare la grande confidenza di Casagrande con il canto vocalizzato e in maschera, base tecnica irrinunciabile, ribadiamo, del belcanto. I recitativi sono i meglio cantati dell&#8217;opera. A questo proposito, inspiegabile l&#8217;omissione, nel III Atto, di due interi recitativi di Pisone, entrambi con Stilicone, tenore. Brani, questi, seppur non lunghissimi, in cui la dizione \u201ca rilievo\u201d di Casagrande avrebbe potuto dare ulteriore contributo all&#8217;esito di una prova tra le pi\u00f9 riuscite dell&#8217;artista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le figure di Placidia, Principessa Imperiale, e Semiamira, Regina dei Traci, sono accomunate, in quest&#8217;edizione, da un canto piuttosto chiaro e decisamente stilizzato che accentua il carattere aristocratico di queste due figure. La Placidia, di Won Mi-Jung, soprano lirico d&#8217;agilit\u00e0, di voce incantevole, soprattutto nel sicuro e brillante registro acuto, \u00e8 una sottile donna di potere, sempre leggermente distaccata e ironica. Ma Placidia \u00e8 anche una donna politica indipendente, coraggiosa e spietata, tenter\u00e0 di assassinare Alarico e accetter\u00e0 di buon grado, dopo la minaccia della rovina politica propria e del fratello Honorio, un matrimonio in extremis con l&#8217;ex-comandante dell&#8217;esercito imperiale, Stilicone. Questa dimensione di drammatica sofferenza manca nella Placidia di Won Mi-Jung, cos\u00ec come manca in parte la dimensione tragica all&#8217;intensissimo lamento In Maschera di Pace \u2026 Ove mai senza riposo , caratterizzato, peraltro magnificamente, in senso lirico e con una nitida coloratura espressiva. Lo stesso si dica per l&#8217;altrettanto intensamente lirica Fuggi pur da questo Petto . Won Mi-Jung risolve, in definitiva, con molta intelligenza e naturalezza una parte forse non nelle sue corde, soprattutto perch\u00e9 non abbastanza acuta, ricorrendo alla musicalit\u00e0, e facendo man bassa delle proprie risorse tecniche, soprattutto di un&#8217;efficace emissione mista delle frequenti frasi in tessitura centrale o grave. Molto belle le puntature acute, soprattutto il do5 della cadenza nell&#8217;aria De&#8217; tuoi Pregi , I Atto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Semiamira \u00e8 risolta in maniera analoga, con molta misura e una certa attenzione allo stile, da Loretta Liberato, pi\u00f9 mezzosoprano che contralto (Semiamira \u00e8 un contralto puro), che fa chiaramente intendere come la sovrana orientale sia prima di tutto quel \u201cTracio Sol\u201d, distante ed intangibile, cos\u00ec com&#8217;\u00e8 apostrofata da Placidia nell&#8217;alta scena dell&#8217;incontro tra le due regine, nel I Atto dell&#8217;opera. Ma Semiamira \u00e8 anche un personaggio dai coloriti vistosi, estremamente sfaccettato, che la sola interiorizzazione, per quanto acuta, non pu\u00f2 rendere appieno. Se il canto di Liberato \u00e8 sublime nella bucolica Placidette belle Aurette e nella triste aria \u201cdi catene\u201d Io nacqui sfortunata , entrambe caratterizzate da articolazioni di vocali e consonanti \u201ca fior di labbro\u201d, che restituiscono una Semiamira intimamente fragile e vulnerabile, quasi una fanciulla, innocente e sognante (in particolare, Io nacqui sfortunata \u00e8 un&#8217;autentica r\u00eaverie ), e nel singolarissimo Duetto Care Fiamme , &#8211; in cui il patetismo magistrale di Liberato, che qui incupisce il colore vocale, a farci intendere quanto i reali sentimenti della sovrana, in quel frangente, contraddicano quanto ella stessa afferma cantando, \u00e8 ostacolato dal canto sguaiato del tenore che impersona Stilicone &#8211; la Semiamira guerriera e l&#8217;amante passionale latitano, tranne forse che in A Vendetta! , in cui, peraltro, il furore vendicativo della Regina dei Traci rimane piuttosto glaciale, ad onta delle nerastre note di petto sfoggiate da Liberato nei passaggi pi\u00f9 gravi dell&#8217;aria e di un luminoso la4 nella cadenza finale. Semiamira \u00e8 preda di un&#8217;ossessione privata per Alarico, che ama tra abissali alti e bassi, fino alla felice soluzione finale. Nel corso dell&#8217;opera, la Regina si schierer\u00e0 con lui e contro di lui pi\u00f9 volte, tenter\u00e0 un&#8217;improbabile liaison con Stilicone, sar\u00e0 da Alarico pi\u00f9 volte umiliata e portata in trionfo, tenter\u00e0 perfino di assassinarlo, nell&#8217;impeto dell&#8217;orgoglio ferito e della gelosia, sar\u00e0 da lui pi\u00f9 volte respinta e poi, finalmente, accolta come amata sposa. Quindi, Semiamira non sta certo tutta in una sofferenza e in una melanconia espresse con posata eleganza, tantomeno nei rari momenti di fanciullesca ingenuit\u00e0. La voce di Liberato, estesa, dal timbro sempre dolce, fascinoso e accattivante, senza l&#8217;ombra di gutturalit\u00e0 o durezze, e dal bel colore rosso-dorato, nel complesso suona un po&#8217; trattenuta, a tratti, anche un po&#8217; sbiancata e malsicura nell&#8217;appoggio. Tuttavia, a parte qualche discrepanza tonale, il canto scorre, anche nei recitativi. Semmai, manca d&#8217;energia e incisivit\u00e0 e di quelle potenti scuriture, di quei subitanei scatti passionali e orgogliosi di cupa ira feroce e d&#8217;amore negato, che fanno di Semiamira il perfetto contraltare femminile di Alarico e uno dei personaggi per contralto donna pi\u00f9 interessanti del teatro barocco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Buona la caratterizzazione del personaggio dello schiavo Lidoro, figura popolaresca di servo gigione, cinico e grottesco, una sorta di Leporello ante litteram , interpretato da Marco Democratico, basso di voce rotonda, non priva di un certo fascino sensuale, di discrete doti tecniche, forse solo un po&#8217; limitata nel settore acuto e interpuntata, in qualche passaggio, da un vibrato stretto, anch&#8217;esso leggermente limitante. La dizione e la scioltezza, nei recitativi, lasciano un po&#8217; a desiderare, rispetto alla grande prontezza esibita nelle arie, in particolare in S&#8217;ha un Occhio nero alcuna .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stilicone, tenore baritonale (praticamente un baritono di oggi) \u00e8 Guerino Pelaccia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rilevanti le prove di Claudio Frigerio al violoncello e di Silvia Capra e Stefano Bragetti ai flauti. Alterna la prova dei violini, che non sembrano molto consapevoli di star partecipando ad un lavoro assolutamente non di routine \u2013 e \u00a0a tratti scadente il secondo violino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La grafica di Reinaldo Ferro \u00e8 sobria e di buon gusto, originale ed ironica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ottimo, nelle intenzioni, il libretto, stampato per\u00f2 con qualche refuso di troppo, che riporta, tra l&#8217;altro, per intero, tutto il testo dell&#8217;opera, segna tutti i tagli apportati ai recitativi, e segnala quasi tutte le difformit\u00e0 tra l&#8217;edizione manoscritta di Schwerin, quella di Wien e il libretto a stampa di M\u00fcnchen.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di I. Daolio Hamburg \u2013 novembre 2005 . 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