{"id":2569,"date":"2014-05-05T14:32:51","date_gmt":"2014-05-05T12:32:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luca-casagrande.com\/?p=2569"},"modified":"2016-06-03T03:05:09","modified_gmt":"2016-06-03T01:05:09","slug":"la-corte-e-la-filosofia-agostino-steffanis-marco-aurelio-by-luca-casagrande","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/la-corte-e-la-filosofia-agostino-steffanis-marco-aurelio-by-luca-casagrande\/","title":{"rendered":"LA CORTE E LA FILOSOFIA \u2013 Agostino Steffani\u2019s \u201cMarco Aurelio\u201d \u2013 By Luca Casagrande"},"content":{"rendered":"<p>M. Rostovzev, uno dei massimi studiosi del mondo antico, traccia nel suo Storia economica e sociale dell\u2019Impero Romano un quadro molto accurato delle condizioni economiche dell\u2019Impero Romano nell\u2019et\u00e0 degli Antonini, attestanti un grado di benessere mai raggiunto prima d\u2019allora. Rostovzev deduce tuttavia dalle antiche fonti, conclusioni molto ottimistiche sulla vita politica e culturale del tempo. La realt\u00e0 storica non giustifica quest\u2019ottimismo. Gli imperatori Adriano e Marco Aurelio, sono uomini \u201cdissociati\u201d: l\u2019inquietudine di Marco Aurelio \u00e8 una spia dell\u2019incertezza dei tempi, la cui ragione principale potrebbe consistere nel mancato adeguamento della vita culturale (e spirituale) alle condizioni di benessere e di prosperit\u00e0 economica istauratesi quasi bruscamente con Adriano. La cultura, il mondo intellettuale e filosofico dell\u2019Impero del II secolo d. C. sembrano aver compiuto passi indietro, rispetto al secolo precedente. Non esiste pi\u00f9 un\u2019opposizione di filosofi al principe e gli<br \/>\nintellettuali sono organici ormai al sistema, abdicando alla loro funzione di stimolo, pungolo e critica, che mira ad elaborare nuove basi per la vita morale. Se Seneca, Traseo Peto, Elvidio Prisco, Musonio Rufo ed Epitteto hanno incarnato l\u2019inquietudine della coscienza nel I secolo, ora Dione Crisostomo,<br \/>\nFavorino, Elio Aristide, Erode Attico o Frontone (maestro di Marco Aurelio), si profondono in celebrazioni acritiche della monarchia, teorizzano sulla potenza militare dell\u2019imperatore, cantano la sublime eccellenza di Roma, si chiudono in interessi municipali, o professano una fanatica fede nella retorica. Certo, il II secolo conosce la seriet\u00e0 scientifica di Galeno, lo spirito politico corrosivo di Luciano o quello imprevedibile di Apuleio. Ma se stiamo ad Epitteto, il compito preminente dell\u2019umanit\u00e0 sta nel saper distinguere ci\u00f2 che dipende dall\u2019uomo da ci\u00f2 che da egli non dipende e nel preoccuparsi solo di ci\u00f2 che \u00e8 in suo potere. Sulla base di questo criterio Epitteto distingue realt\u00e0<br \/>\napparente da realt\u00e0 sostanziale. Per esempio, vi sono una pace esteriore su cui il potere dell\u2019imperatore si pu\u00f2 estendere e una, interiore, su cui egli nulla pu\u00f2. Questo \u00e8 il pensiero di Marco Aurelio: l\u2019intellettuale si isola dallo Stato, toglie valore alla funzione dello Stato, di conseguenza la funzione sociale dell\u2019intellettuale \u00e8 trascurata. L\u2019opposizione \u00e8 quella tra vita pubblica, intesa quale collaborazione all\u2019organizzazione statale, e vita filosofica, con un netto disprezzo per la carriera politica. La giovent\u00f9 educata a questi principi \u00e8 tutt\u2019altro che equilibrata, sicura di s\u00e9 e padrona delle<br \/>\ncircostanze: per tutto il II secolo abbondano le testimonianze di sempre crescenti inquietudine, incertezza, squilibrio, angoscia. Gli spiriti pi\u00f9 illuminati del II secolo non sono in grado, con le loro riflessioni, di suggerire alcuna soluzione per armonizzare la vita privata e la vita pubblica,<br \/>\nle esigenze individuali e gli interessi sociali, l\u2019uomo con il suddito. Elio Aristide scrive dell\u2019Impero del II secolo come del regno della felicit\u00e0 completa, della giustizia sicura, della soddisfazione. Certo, quelle delle classi abbienti, degli archontes, gli individui destinati a governare o a partecipare al potere, in contrapposizione a coloro che sono destinati solo ad obbedire, gli arch\u00f2menoi. \u201cGli intellettuali si riducono, infine, a celebratori dell\u2019ordine costituito, ad esaltatori dell\u2019Uno solo che comanda, ad ammiratori della disciplina pronta, cieca ed assoluta dei sudditi: per ci\u00f2 stesso quella<br \/>\nforma di cultura di cui sono portatori \u00e8 votata alla fine.\u201d (I. Lana \u2013 A. Fellin). Giovenale scrive che la feccia romana vuole solo panem et circenses, Aristide non fa mai alcun cenno ad una vita culturale delle classi abbienti. Luciano stesso, pur denigrando l\u2019ordine costituito, non vede nulla all\u2019infuori di questo. Aristide, ancora, si dilunga nell\u2019esaltare la disciplina dei sudditi, tema gi\u00e0 molto caro all\u2019imperatore Adriano, che di quest\u2019appiattimento sconfortante \u00e8 il primo e principale fautore \u2013 ad onta della pur straordinaria, pi\u00f9 dal dal punto di vista letterario che da quello storico, interpretazione intimistica e romantica della figura di questo imperatore, cara a Lord Byron, e poi a Huysmans, a Wilde e infine a Marguerite Yourcenar nei suoi Memoires d\u2019Hadrien. In realt\u00e0, l\u2019Impero Romano del II secolo \u00e8 un mondo stretto d\u2019assedio, difeso da valli, limites e truppe agguerritissime e costretto a fare sempre pi\u00f9 ampie concessioni alle popolazioni che premono di l\u00e0 dai suoi confini. \u201cAndando a fondo in questa<br \/>\ndirezione, cio\u00e8 approfondendo la nostra conoscenza del grado di benessere economico dell\u2019et\u00e0 degli Antonini e, parallelamente, del rifiuto di accettare una visione problematica del mondo nelle varie forme in cui si manifesta, noi siamo in grado di comprendere l\u2019impoverimento spirituale delle classi colte e la loro incapacit\u00e0 di elaborare una visione del mondo adeguata al grado di progresso materiale raggiunto. Per questa via si comprende lo sviluppo della superstizione nelle sue varie forme, la demonizzazione del paganesimo e lo sviluppo dei culti misterici: sono tutti tentativi di risolvere il problema di fondo, che questa societ\u00e0 trova inesorabilmente di fronte a s\u00e9; tentativi, in quella concreta situazione storica, di rifiutare la risposta del Cristianesimo.\u201d (I. Lana \u2013 A. Fellin).<br \/>\nGi\u00e0 Adriano \u00e8 di personalit\u00e0 complessa, eccessiva e misurata al tempo stesso, imprudente ed accorta,<br \/>\nimpulsiva e saggia, clemente e crudele. L\u2019imperatore \u00e8 imprevedibile ed interiormente lacerato. \u201cDa qualunque punto di vista lo consideriamo, lo troviamo in contraddizione con se stesso. E\u2019, fondamentalmente, la medesima contraddizione e intima insoddisfazione che constatiamo poi in Marco Aurelio.\u201d (I. Lana \u2013 A. Fellin). Adriano adotta il 25 febbraio 138 d. C. Antonino Pio, l\u2019\u201cImperatore filosofo\u201d, cui impone di adottare Annio Vero, che prende il nome di Marco Aurelio Vero Cesare.<br \/>\nMarco Aurelio aderisce alle dottrine ciniche e stoiche, sulla scia dei maestri della Nuova Sofistica, le<br \/>\ncui radici si rinvengono nell\u2019opera di Dione Crisostomo (gi\u00e0 morto sotto Traiano, ma maestro dei letterati dell\u2019et\u00e0 degli Antonini). Ma lo stesso Dione Crisostomo finisce per tracciare un quadro grazioso fino all\u2019affettazione della natura, in contrapposizione alla citt\u00e0 come regno della purit\u00e0 e dell\u2019innocenza al regno della prepotenza e del sopruso. Non v\u2019\u00e8 traccia di una presa di posizione consapevole di fronte ai problemi della realt\u00e0 politica, sociale e culturale in senso proprio. Vi \u00e8 invece una visione falsa della natura, regno del grazioso, appunto, del tenero, del morbido, che diventa fuga dalla realt\u00e0 per incapacit\u00e0 di accoglierla, come si rileva anche dalle opere dei poetae novelli, fioriti dopo Adriano. L\u2019esempio del poeta Anniano, riportato da Aulo Gellio, che invita in campagna gli amici per la vendemmia, ed offre loro ostriche, condendo il tutto con erudite riflessioni e citazioni, rivela un comportamento urtante e lezioso da parte di questi intellettuali che discutono di futilit\u00e0. Per loro la vendemmia \u00e8 il pretesto per sciorinare un\u2019erudizione che non serve a vivere, per ostentare personalit\u00e0 fittizie. Marco Aurelio non si sottrae a questo gusto per il bamboleggiamento, per il chiacchiericcio inconcludente, come dimostra il suo carteggio con Frontone. Basterebbe la lettura di una sola delle lettere di Marco Aurelio a Frontone per distruggere il mito romantico del giovane e<br \/>\naustero futuro imperatore, tutto dedito alla filosofia. Anzi, nel sunnominato carteggio colpisce in Marco Aurelio l\u2019assoluta incapacit\u00e0 di apprezzare la realt\u00e0 naturale, di vivere con seriet\u00e0, con autenticit\u00e0 non solo la vita nella natura, ma la vita tout court, e una mancanza di rispetto per chi effettivamente vive e suda tutta la vita nei campi, una noncuranza ed un\u2019indifferenza per gli umili, trastullo al pi\u00f9 per le classi elevate, che dalle loro umiliazioni e dalla loro sofferenza traggono<br \/>\nmotivo di divertimento. \u201cQui, in questi atteggiamenti \u00e8 la radice dell\u2019incomprensione profonda di Marco Aurelio imperatore per la religione nuova del cristianesimo \u2013 che in ogni uomo vede un figlio di Dio \u2013 e per i cristiani \u2013 pronti a morire per salvare davanti all\u2019imperatore la loro dignit\u00e0 di figli<br \/>\ndi Dio.\u201d (I. Lana \u2013 A. Fellin).<br \/>\nMarco Aurelio \u00e8 per\u00f2 anche l\u2019autore dei Pensieri a se stesso, che testimoniano quanto egli abbia lavorato su di s\u00e9 per migliorarsi, che ha accettato di essere imperatore per compiere una missione di bene a favore di tutti. \u201cEgli proclama con accento sofferto, e ripetutamente, il suo distacco dagli onori e dalla potenza, il suo fastidio per tutto ci\u00f2 che \u00e8 apparenza, si richiama continuamente al senso del dovere e alla tolleranza. Nello stesso tempo egli ha coscienza della pochezza e della caducit\u00e0 della vita e dell\u2019opera dell\u2019uomo, della vanit\u00e0 della storia, dell\u2019eterno ripetersi di tutte le cose.<br \/>\nLa sua vita \u00e8 una continua lotta per rafforzare l\u2019ideale di vita filosofica in un ambiente ad essa inadatto.\u201d (I. Lana \u2013 A. Fellin), sull\u2019esempio del padre adottivo Antonino Pio: \u201cGuarda di non \u2018cesarizzarti\u2019 appieno; non impregnarti di tale spirito (cosa che troppo spesso avviene!). E perci\u00f2 custodisci te stesso e conservati semplice, buono, sincero, grave, senza mai fronzoli, amico della giustizia, pio, benevolo, affettuoso, irremovibile nel compimento dei tuoi doveri. Combatti sempre per rimanere tale quale ti volle far essere la filosofia.\u201d (M. Aurelio). Con estrema lucidit\u00e0 egli giudica la sua condizione di uomo \u201cdissociato\u201d quando scrive: \u201cSe tu avessi ad un tempo una matrigna ed una madre, adempiresti certo i tuoi doveri verso la prima, ma pure continuamente ritorneresti alla seconda. E questo rappresentano, ora, per te, la corte e la filosofia: ritorna spesso a questa, riposati in questa, che render\u00e0 sopportabile a te le faccende della corte e render\u00e0 te sopportabile in esse.\u201d (M. Aurelio).<br \/>\n\u201cI Pensieri a se stesso di Marco Aurelio testimoniano la impossibilit\u00e0, per l\u2019intellettuale romano, di armonizzare la sua vita \u2018privata\u2019 di uomo con l\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 nel campo della vita associata. Messi di fronte a questa constatazione, ancora una volta non possiamo non ripensare al tentativo di Seneca, di immettere gli intellettuali in quanto intellettuali nel governo dello Stato: rispetto a Seneca Marco Aurelio fa un passo indietro, perch\u00e9 nelle sue meditazioni non si pone neppure il problema dell\u2019unificazione della sua personalit\u00e0. In verit\u00e0 il pensiero classico nelle sue determinazioni storiche, curandosi essenzialmente dell\u2019individuo e della sua felicit\u00e0, sul piano politico non pu\u00f2 non portare alla effettiva negazione dello Stato considerato come un non-valore, puntando o sul superamento di esso (cosmopolitismo stoico) o sulla sua radicale condanna (ritorno cinico ad un<br \/>\nipotetico stato di natura). La vita tormentata dell\u2019imperatore filosofo mostra come egli, che pur fu capace di mettere al mondo non meno di dodici figli, fosse prigioniero del suo ideale umanistico, che voleva essere una sintesi di tutta la tradizione antica, senza tuttavia riuscire a viverlo nella sua realt\u00e0<br \/>\ndi principe e signore del mondo.\u201d (I. Lana \u2013 A. Fellin). Dal filosofo peripatetico Claudio Severo, uno dei suoi precettori, Marco Aurelio impara \u201cl\u2019amore della famiglia, della verit\u00e0, della giustizia, l\u2019aver conosciuto, per suo mezzo, Trasea, Elvidio, Catone, Dione, Bruto (i grandi oppositori di spirito repubblicano a Cesare e agli imperatori. N. d. R.); l\u2019essermi formato il concetto di uno stato democratico, governato a norma dell\u2019uguaglianza di tutti e dell\u2019uguale diritto di tutti alla parola; d\u2019un impero che rispettasse pi\u00f9 d\u2019ogni altra cosa la libert\u00e0 dei governati.\u201d (Marco Aurelio). E tuttavia<br \/>\ndurante il suo impero il principe \u00e8 sempre pi\u00f9 legibus solutus e si consolida vieppi\u00f9 il principio in base al quale quod principi placuit legis habet vigorem, al punto che lo storico Lucio Pareti distingue nettamente in Marco Aurelio il filosofo dall\u2019imperatore e dell\u2019imperatore sottolinea altrettanto<br \/>\nnettamente i limiti e le gravi responsabilit\u00e0 nell\u2019impostazione errata della politica generale. \u201cIn altre parole, i princ\u00edpi in cui credeva come filosofo non risulta che lo abbiano veramente guidato nella determinazione giuridica e costituzionale dei suoi rapporti con i sudditi: nel campo legislativo si cur\u00f2<br \/>\npiuttosto di rinvigorire quanto avevano deliberato i suoi predecessori che d\u2019introdurre innovazioni [\u2026] L\u2019imperatore filosofo in fatto di uguaglianza in generale, non tent\u00f2 di applicare alla vita pubblica le convinzioni che governavano la sua vita privata: eppure egli sentiva dolorosamente nella vita<br \/>\ndi tutti i giorni il peso della sua personalit\u00e0 dissociata.\u201d (I. Lana \u2013 A.Fellin).<\/p>\n<p>MARCO AURELIO<br \/>\nDrama per Musica da rappresentarsi alla Serenissima Altezza Elettorale<br \/>\ndi Massimiliano Emanuele<br \/>\nDuca dell\u2019una e l\u2019altra Baviera e del Palatinato Superiore<br \/>\nElettore del Sac. Rom. Imp.<br \/>\nConte Palatino del Reno<br \/>\nLandgravio di Le\u00fcchtemberg etc.<br \/>\nNel Carnevale del MDCLXXXI<br \/>\nPosto in Musica dal S. D. Agostino Steffani Direttore della Musica di Cam. Di S. A. E.<br \/>\nIn Monaco per Giovanni Jecklino Stampatore Elettorale.<\/p>\n<p>La figura di Marco Aurelio \u00e8 ripresa da Agostino Steffani e dal fratello Ventura Terzago, autore del<br \/>\nlibretto, con ideale attenzione alla figura storica, e al contesto in cui si muoveva, quali sono percepiti verso la fine del XVII secolo. Certo, le convenzioni teatrali dell\u2019epoca s\u2019incaricano di modificare la visione storica.<br \/>\nQuesti i termini con i quali, a proposito del melodramma Marco Aurelio, Terzago si rivolge a Massimiliano di Baviera, nella Dedicatoria del libretto, nella quale ovviamente si compara la figura dell\u2019imperatore romano a quella del Duca di Baviera: \u201cEccole in un Drama quel Marco Aurelio che sul trono di Roma stamp\u00f2 l\u2019idea d\u2019un savissimo e giustissimo principe, quale risplende, appunto, V. A. E. oggid\u00ec alla Baviera fortunata che bacia il freno soave retto da mano cos\u00ec saggia e clemente.\u201d. Terzago prosegue tratteggiando i caratteri del suo Marco Aurelio: \u201cSpiacemi che non trover\u00e0 qui V. A. E. Marco<br \/>\nAurelio quale io avrei veramente devuto figurarlo per renderlo degno, com\u2019egli \u00e8 peraltro, del suo benignissimo sguardo; m\u00e0 si condoni questo difetto allo svasamento poetico ed alla bizzarria della scena, che cerca oggid\u00ec dalla variet\u00e0 gli ornamenti, ne sembra saper far bene che errando.\u201d. Dunque, se il personaggio non corrisponde in tutto e per tutto alla storia, \u00e8 per via delle convenzioni teatrali di moda, che impongono al librettista di divertire il pubblico con invenzioni e di sbizzarrire la propria fantasia per meravigliarlo, come peraltro esige la poetica dell\u2019epoca barocca. Ci\u00f2 che in certo grado<br \/>\nstupisce, in queste parole, \u00e8 il fatto che Terzago, e presumibilmente anche Steffani, si pieghino molto malvolentieri alle convenzioni teatrali dell\u2019epoca, tanto da sentirsi in dovere di dichiarare che ben diverso sarebbe il loro Marco Aurelio, se non ci fosse l\u2019obbligo di osservare dette convenzioni, e di giustificarne pubblicamente ed ufficialmente il ricorso. Terzago conclude, con un certo tono di disprezzo: \u201cLa fama di un gran Monarca assicurata da tante gravissime istorie non pu\u00f2 esser offesa da una penna bugiarda, che s\u2019apprende solo a ci\u00f2 che diletta, primo fine di un simile componimento [\u2026]\u201d. Evidente il riferimento al razionalismo del Muratori, di Benedetto Marcello, ma anche di compositori come Alessandro Scarlatti, o lo stesso Agostino Steffani, e non solo, che interessa gi\u00e0 la produzione melodrammatica dell\u2019ultimo ventennio del XVII secolo, che propugna ideali di sobriet\u00e0 e verosimiglianza nell\u2019azione scenica, e si propone di \u201csbandire\u201d gli abusi che funestano il melodramma, pur all\u2019interno dell\u2019estetica barocca e dell\u2019ideale arcadico. Interessante anche la nota di Terzago al lettore del libretto: \u201cMarco Aurelio, che vanta la sua prima origine infin da Numa, fu per via d\u2019adozione portato da Antonino Pio sul soglio di Roma ove sparse tanto lume di sapere e prodezza che fu con giusta ragione ammirato come un Sole tra i Monarchi di que\u2019 tempi. Ma perche anche il Sole ha le<br \/>\nsue macchie, una benche piccola e degna di molta scusa gli ne fu ascritta nell\u2019amore strabocchevole ch\u2019egli port\u00f2 alla moglie Faustina (ci\u00f2 che emerge, tra l\u2019altro, dal carteggio tra Marco Aurelio e Frontone. N. d. R.), la quale accopiando all\u2019estremit\u00e0 della bellezza quella della lascivia convert\u00ec in vizio<br \/>\nla pazienza ch\u2019\u00e8 una virt\u00f9, nell\u2019animo augusto del marito amante. Sopra questo punto verser\u00e0 il principal soggetto del drama, a cui porge pi\u00f9 abbondante materia.\u201d. Dunque, pur contestualizzati in ambito storico, i protagonisti del melodramma sono un Marco Aurelio amante appassionato e infelice, pronto alla sopportazione, e una Faustina bella, appassionata, ma quantomeno ambigua.<br \/>\nInsomma, si narra delle vicende private di personaggi storici: \u201cChe per decreto d\u2019Adriano, a cui successe Antonino, dovesse Faustina esser moglie di Lucio Vero, fratello adottivo di Marco Aurelio e che Marco Aurelio dovesse sposarsi alla sorella di Lucio Vero. Il che non essendo poi seguito e pewr la tenera et\u00e0 in cui trovasi Lucio Vero e la di sua Sorella (Domizia. N. d. R.) allora che Antonino desider\u00f2 maritar Faustina e Marc\u2019Aurelio e per le ragioni, che non facendo al caso si rimettono all\u2019Istoria, Lucio spos\u00f2 finalmente Lucilla, figliola di Marco Aurelio e Faustina.\u201d. La fonte dichiarata cui Terzago fa<br \/>\nriferimento \u00e8 la Vita Adriani, Aelii Veri, Antonini Pii, Marci Aurelii Antonini Philosophi, et Lucii Celonii Aelii Commodi di Giulio Capitolino ed Elio Spartiano. Si tratta dell\u2019 Historia Augusta, una raccolta di<br \/>\nbiografie di imperatori, che non sappiamo esattamente dire cosa rappresentasse per il pubblico colto del IV secolo d. C.: \u201cQuasi tutto \u00e8 misterioso in quest\u2019opera: chi ne sia l\u2019autore e se si tratti di uno o pi\u00f9 autori; quando precisamente sia stata scritta; se quale ci \u00e8 giunta rappresenti la redazione originaria o non piuttosto un\u2019edizione riveduta; che cosa essa si proponga.\u201d (I. Lana \u2013 A. Fellin). Tuttavia un fatto emerge chiaramente da questa fonte: essa \u00e8 l\u2019espressione di un\u2019intellettualit\u00e0 pagana che chiude gli occhi di fronte alla realt\u00e0 del Cristianesimo, di una classe sociale che crede ancora nel Senato come forza politica \u201cche si fascia di sogni, tra i quali spicca la speranza della pace universale, dell\u2019abolizione degli eserciti, dell\u2019eliminazione di tutte le tasse.\u201d (I. Lana \u2013 A- Fellin). In particolare, la<br \/>\nVita di Marco Aurelio di Giulio Capitolino, ci appare oggi esprimere l\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019autore di concepire e rivivere in termini concretamente politici e umani la personalit\u00e0 del grande imperatore. Se questo limite, quest\u2019incapacit\u00e0 fossero gi\u00e0 chiari agli intellettuali sul finire del Seicento non pare chiaro, ma \u00e8 possibile ipotizzare che l\u2019interesse di Steffani per Marco Aurelio e il suo tempo risponda alla natura stessa del compositore, che esprime, ad esempio, in una lettera al fratello, Ventura Terzago, il proprio disprezzo per la vacuit\u00e0 della vita delle corti del proprio tempo (Steffani \u00e8 uomo di corte), e, al tempo stesso, il proprio amore per la filosofia, come peraltro attestano i rapporti epistolari e d\u2019amicizia tra il<br \/>\ncompositore e Leibniz. Terzago continua affermando di aver aggiunto ai fondamenti storici del melodramma alcuni fatti verosimili: \u201cChe Lucio Vero impresso della prima speranza che Faustina le fosse da Adriano destinata in sposa, ne viva appassionato amante, e per ci\u00f2 non possa inclinar a<br \/>\nLucilla nodrita da Marco Aurelio in campagna sotto abito di pastorella per darle un\u2019educazione lontana al possibile dalle astuzie di Corte. Che Domizia, sorella di Lucio Vero, che pure dallo stesso Adriano era destinata a Marco Aurelio, sdegnata di vederlo sposato a Faustina prendesse da Roma la fuga senza che se ne fosse mai potuto aver traccia (in vesti maschili, quelle di Silvio. N. d. R.) e con ci\u00f2 lasciasse estremamente afflitto Vettillo Patrizio romano che n\u2019ardeva d\u2019un amore estremo. Questo con quel pi\u00f9 che dimostrare l\u2019intreccio medesimo forma il Drama cui porge il nome Marco Aurelio.\u201d. Ed ecco data per sommi capi la trama dell\u2019opera, la prima di Steffani, rappresentata il 12-13 febbraio 1681 a M\u00fcnchen, che vede come \u201cIntervenienti\u201d ben undici personaggi, che si articola in un Prologo e tre Atti, che rappresenta diverse \u201cAzioni estraordinarie della Scena\u201d, vale a dire colpi di teatro spettacolari e d\u2019effetto, quali sortilegi, un terremoto, danze e voli e cadute di spiriti, un\u2019eruzione vulcanica, e svariate \u201cMachine\u201d sceniche perfettamente in linea con l\u2019esigenza d\u2019effetti, tipica dell\u2019estetica di un teatro barocco gi\u00e0 evoluto, ma ancora legato, per certi versi, a stereotipi precedenti. Infine, i balletti, uno per Atto, di Oliviero Vigasio, \u201cMaestro di Ballo del Serenissimo Elettore nell\u2019Universit\u00e0 d\u2019Ingolstadio\u201d: balli di pastori, ninfe, satiri, spiriti e gladiatori.<\/p>\n<p>Luca Casagrande \u2013 2012<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>M. 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