{"id":24,"date":"2008-06-30T00:00:39","date_gmt":"2008-06-30T00:00:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luca-casagrande.com\/?p=24"},"modified":"2016-06-03T03:05:10","modified_gmt":"2016-06-03T01:05:10","slug":"cantate-di-legrenzi-cesti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/luca-casagrande.com\/press\/cantate-di-legrenzi-cesti\/","title":{"rendered":"&#8220;Amore e Virt\u00f9\u201d. Cantate di Giovanni Legrenzi e Antonio Cesti. La nuova prova discografica di Luca Casagrande"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Milano, giugno 2008.<\/strong> &#8211; Centaurus Music &#8211; gruppo di produttori privati indipendenti riunitisi dal 1994 sotto questa sigla &#8211; ha pubblicato in Italia, nell\u2019estate 2007, un CD d\u2019estremo interesse sulla cantata secentesca: \u201c Amore e virt\u00f9 \u201d dal titolo dell\u2019omonima cantata del compositore lombardo Giovanni Legrenzi. Il lavoro comprende sette cantate di Legrenzi, appunto, e quattro di Antonio Cesti. Il CD \u00e8 ora pubblicato in Germania. Baritono, Luca Casagrande, al clavicembalo Filippo Emanuele Ravizza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giovanni Legrenzi (Clusone, 12. VIII. 1626 \u2013 Venezia, 27. V. 1690) fu uno dei protagonisti del panorama musicale del Seicento italiano ed europeo, soprattutto per quanto riguarda la musica strumentale, violinistica in particolare, e il melodramma. Come violinista, Legrenzi fu ed \u00e8 considerato, con Corelli, uno dei maggiori strumentisti del suo tempo, geniale creatore di forme e di stili, che saranno poi retaggio dei suoi allievi, Lotti, Caldara, Gasparini e Gabrielli, per citarne alcuni, e caratterizzeranno la cosiddetta \u201c scuola veneziana \u201d fino a Vivaldi. Cresciuto in uno dei principali centri di produzione musicale dell\u2019epoca, la Basilica di S. Maria Maggiore di Bergamo, il compositore di Clusone fu poi alla corte ferrarese di Ippolito Bentivoglio, dove esord\u00ec come operista, nel 1662. In seguito, fu a Venezia, dove raggiunse vera gloria con i suoi melodrammi per i teatri di S Salvatore, SS. Giovanni e Paolo e S. Luca. Primo tra tutti \u201c Eteocle e Polinice \u201d (1675), che sarebbe stato fonte primaria e modello diretto dei primi lavori teatrali di Steffani, a M\u00fcnchen. Con \u201c Il Giustino \u201d (1683), infine, Legrenzi conobbe fama europea e una fortuna straordinaria, che si sarebbe prolungata per oltre mezzo secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il genere della cantata non fu molto coltivato da Legrenzi, dal punto di vista della quantit\u00e0. Ma la produzione cantatistica del compositore fior\u00ec nel periodo musicalmente pi\u00f9 fecondo della sua esistenza, gli intensi Anni Settanta dei grandi successi veneziani. Tra il 1676 e il 1678 Legrenzi fece pubblicare due raccolte di cantate destinate a rimanere nella storia del genere come esempi tra i pi\u00f9 riusciti ed originali. Complessivamente, del musicista lombardo, furono date alle stampe diciassette raccolte di cantate, nel decennio 1670-1680. A noi sono giunte anche alcune cantate manoscritte, il corpus pi\u00f9 rilevante delle quali \u00e8 costituito da dodici cantate conservate a Berlino. Legrenzi non si discosta, quanto ai temi, dal genere della cantata amorosa, talvolta d\u2019ambiente pastorale e ravvivata dall\u2019uso di uno schema narrativo. La parte strumentale \u00e8 sempre sobriamente limitata al basso continuo. L\u2019adesione delle cantate di Legrenzi ai t\u00f2poi della cantata secentesca, tuttavia, a ben guardare, \u00e8 pi\u00f9 apparenza che sostanza. Il compositore costruisce davanti a noi, con la sua musica, un ricco mondo d\u2019espressioni, d\u2019affetti, d\u2019atteggiamenti, e si fa notare l\u2019assenza delle convenzioni melodrammatiche: nelle cantate Legrenzi si esprime pi\u00f9 liberamente, rispetto a quanto riesca a fare nei suoi melodrammi. Il canto \u00e8 eloquente ed incisivo e il discorso musicale profondo ed elaborato. Rimandiamo ogni analisi ulteriore al bel saggio di U. Scarpetta sulla cantata legrenziana, pubblicato da Olschki, e veniamo senz\u2019altro al CD in questione e ai suoi interpreti. Appare subito evidente che la \u201c parte del leone \u201d, in questo lavoro, \u00e8 affidata senza esitazioni all\u2019interprete vocale. Il basso continuo di Filippo Emanuele Ravizza \u00e8 molto asciutto, essenziale, non si concede nulla. Tuttavia, non \u00e8 assente, \u00e8 sempre incisivo ed espressivo. Lo stile dell\u2019artista milanese, sempre rigoroso, propenso alla stringatezza e all\u2019adozione di tempi piuttosto stretti, qui, al contrario, incoraggia il canto di Luca Casagrande alla massima ampiezza di fraseggio, al maggior respiro possibile. \u201c Una delle ragioni per cui in questa registrazione si \u00e8 scelto di privilegiare apertamente il canto \u201d afferma Casagrande \u201c \u00cb che i testi di queste cantate sono cos\u00ec importanti, la linea vocale talmente varia ed interessante, da esigere una presenza notevole della voce e un basso continuo di puro appoggio. Non solo, anche tempi pi\u00f9 larghi di quanto ci si potrebbe aspettare \u201d. Quest&#8217;operazione, che lascia la voce totalmente esposta, non facilita certo le cose, per il cantante, che si trova a dover dare fondo a tutte le sue risorse in fatto di tenuta del suono. Dare prevalenza ad un canto ampio e sonoro, caratterizzato da possenti accenti tragici, ma mai stentoreo e pesante, anzi, sempre trasparente, agile, mosso, di colore rotondo e ben \u201c coperto \u201d, omogeneo, duttile e malleabile, per non compromettere e la riuscita delle agilit\u00e0, sia vocalizzate, sia di sbalzo, e la calma perfezione richiesta dalle frequenti fioriture, e per non spezzare mai le forme ma esclusivamente piegarle, a fini espressivi, potendo contare sull\u2019appoggio di un basso continuo rarefatto \u2013 tutto questo assomma ad un grado di difficolt\u00e0 difficilmente immaginabile. La tecnica e la respirazione e l\u2019emissione dell\u2019interprete sono messe a serissima prova da un\u2019impostazione di questo tipo, che risulta, tra l\u2019altro, anche molto rischiosa. Insomma, una vera e propria sfida, e una potente provocazione. Casagrande, che ha sempre mostrato di saper coniugare sapientemente, nell\u2019affrontare il repertorio cantatistico barocco, il canto espanso e le esigenze del canto melismatico, a volte miniaturizzato e vorticoso, in questo CD d\u00e0 l\u2019impressione di inspirare una sola volta, all\u2019inizio. Crea, in altre parole, l\u2019illusione, attraverso l\u2019uso intelligente ed esperto del \u201c rubato \u201d e la tensione delle pause, che tutte le cantate di questo lavoro siano comprese in un unico, immenso, profondo respiro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto quanto fin qui esposto vale anche per le quattro splendide cantate di Antonio Cesti (Arezzo, 05. VIII. 1623 \u2013 Firenze, 16. X. 1669), inserite nel CD, che proseguono ed approfondiscono il discorso sul compositore aretino, affrontato per la prima volta da Casagrande in una registrazione del 2004. La scrittura di Cesti si rivela pi\u00f9 consona alla sensibilit\u00e0 e alla vocalit\u00e0 dell\u2019artista, rispetto a quella di Legrenzi. In questo CD, inoltre, questa consonanza \u00e8 pi\u00f9 evidente rispetto alla registrazione del 2004, grazie al raggiungimento di una maggiore maturit\u00e0 vocale, alla scelta di brani pi\u00f9 adatti, e anche alla realizzazione da parte del M.\u00b0 Ravizza di un basso continuo equilibrato e scevro dei protagonismi cembalistici, che infastidivano vagamente nella precedente registrazione cestiana (in cui Ravizza non compariva).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il disco si apre con una canzonetta di Legrenzi, \u201c Il mio core non \u00e8 con me \u201d, breve e semplice, ma che gi\u00e0 d\u00e0 l\u2019idea della fluente corposit\u00e0 che impronta tutto il lavoro. Con \u201c Amore e virt\u00f9 \u201d, il secondo brano, una cantata alquanto composita, si \u00e8 catapultati in medias res. \u00c8 per\u00f2 in \u201c Pene, non mi lasciate \u201d che Casagrande tocca il vertice e poi, di nuovo, e con maggiore intensit\u00e0 in \u201c Sorgea dal sen di Lete \u201d, due capolavori, tra le cantate di Legrenzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le quattro cantate di Cesti sono ognuna un capo d\u2019opera, e le interpretazioni di Casagrande e Ravizza meriterebbero un trattatello a s\u00e9. Particolarmente commovente \u201c O dell\u2019anima mia \u201d, lirica e dolente, mentre impressionante per virtuosismo espressivo \u201c Per l\u2019ampio mar d\u2019amore \u201d, cantata tragica che conclude il CD in una lucida stretta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 uno dei pi\u00f9 affascinanti lavori discografici sulla cantata barocca, che ci sia stato dato finora di ascoltare, e per il coraggio sperimentatore di chi l\u2019ha ideato e realizzato, e per il respiro, la dovizia e la qualit\u00e0 dei mezzi vocali ed interpretativi dispiegati da Luca Casagrande, e per l\u2019elegante presenza del basso continuo di Filippo Emanuele Ravizza. Anche le inevitabili imperfezioni, qualche nota non perfettamente a fuoco, qualche dissonanza inaspettata, altro non fanno che confermare il fascino di questa registrazione. Che, stavolta, non \u00e8 di studio, ma realizzata in ambiente dall\u2019acustica naturalmente privilegiata, che amplia ed ammorbidisce i suoni. L\u2019editing, perci\u00f2, non ha richiesto grandi interventi, il che fa gioco alla \u201c naturalezza \u201d del risultato finale. Bellissima la grafica del digifile, di Reinaldo Ferro, che rappresenta la famosa scultura \u201c Apollo e Dafne\u201d del Bernini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In definitiva, un altro passo in avanti nella conoscenza di un repertorio, quello cantatistico barocco, che si fa poco, in disco e in concerto, non perch\u00e9 \u201c non tiri \u201d, come si usa dire, ma perch\u00e9 non si sa fare, e un\u2019ulteriore dimostrazione del fatto che alcuni, pochi, e tra questi, senz\u2019altro, due artisti come Casagrande e Ravizza, ne sanno e ne possono affrontare le difficolt\u00e0 con indiscutibile competenza e con le idee chiare, facendo musica, arte, di cui tutti possiamo godere, non semplice archeologia a beneficio di pochi tromboni sedicenti \u201c addetti ai lavori \u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Ilaria Daolio<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milano, giugno 2008. &#8211; Centaurus Music &#8211; gruppo di produttori privati indipendenti riunitisi dal 1994 sotto questa sigla &#8211; ha pubblicato in Italia, nell\u2019estate 2007, un CD d\u2019estremo interesse sulla cantata secentesca: \u201c Amore e virt\u00f9 \u201d dal titolo dell\u2019omonima cantata del compositore lombardo Giovanni Legrenzi. 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